sabato 9 giugno 2012

"I credenti sappiano riconoscere nell'Eucarestia la presenza vivente del Risorto, che li accompagna nella vita quotidiana" - Papa Benedetto XVI

“I credenti sappiano riconoscere nell'Eucaristia la presenza vivente del Risorto, che li accompagna nella vita quotidiana”. Recita così l’intenzione di preghiera generale di Benedetto XVI per il mese di giugno.

Il Pontefice riflette sull’importanza dell’Eucaristia nella quotidianità di un cristiano: Gesù ci chiede di entrare nel nostro cuore “non soltanto per lo spazio di un giorno, ma per sempre”. E l’anima di un cristiano ha l’“udito interiore” in grado di percepire il suo bussare, rispettoso, che chiede spazio con una delicatezza spesso destinata a non essere nemmeno intesa per la disabitudine a fare silenzio dentro. Eppure, non c’è quasi angolo di mondo privo di quel tipo di silenzio.
Dovunque vi sia la porta di una chiesa, e quella più piccola di un tabernacolo:"L’Eucaristia è il Sacramento del Dio che non ci lascia soli nel cammino, ma si pone al nostro fianco e ci indica la direzione (...) Dio ci ha creati liberi, ma non ci ha lasciati soli: si è fatto Lui stesso 'via' ed è venuto a camminare insieme con noi, perché la nostra libertà abbia anche il criterio per discernere la strada giusta e percorrerla". (Omelia del Corpus Domini, 8 giugno 2007).
Essere liberi di inginocchiarsi davanti al Dio fatto pane vuol dire – affermò qualche tempo fa Benedetto XVI – non doversi inginocchiare davanti a nessuna potenza terrena. È questa la strada della Chiesa da quel primo pane spezzato nel Cenacolo. Un corpo libero di dividere l’ostia in mezzo agli uomini e alle donne di ogni epoca:“Per ogni generazione cristiana l’Eucaristia è l’indispensabile nutrimento che la sostiene mentre attraversa il deserto di questo mondo, inaridito da sistemi ideologici ed economici che non promuovono la vita, ma piuttosto la mortificano; un mondo dove domina la logica del potere e dell’avere piuttosto che quella del servizio e dell’amore; un mondo dove non di rado trionfa la cultura della violenza e della morte”. (Omelia del Corpus Domini, 23 maggio 2008).
Dunque, non solo “un mistero di intimità”, come ebbe a dire il Papa, ma un dono per tutti, “pubblico” nel senso più alto e sacro della parola. Come le migliaia di processioni del Corpus Domini oggi rendono evidente per le strade del pianeta, e come Benedetto XVI farà percorrendo la strada che da San Giovanni arriva a Santa Maria Maggiore:“In questo sacramento il Signore è sempre in cammino verso il mondo e questo aspetto universale della presenza eucaristica appare nella processione della nostra festa: noi portiamo Cristo, presente nella figura del pane, sulle strade della nostra città. Noi affidiamo queste strade, queste case, la nostra vita quotidiana alla sua bontà”. (Omelia del Corpus Domini, 27 maggio 2005)

RADIO VATICANA  by Alessandro De Carolis

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