Visualizzazione post con etichetta family2012. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta family2012. Mostra tutti i post

martedì 5 giugno 2012

L'Amore è l'unica forza che trasforma il mondo - papa Benedetto XVI

 
"L'Amore è l'unica forza che trasforma il mondo". Così il Papa a un milione di fedeli nella Messa per le famiglie del 3 giugno 2012  a Bresso (Milano)
"Cari fratelli e sorelle! E’ un grande momento di gioia e di comunione quello che viviamo questa mattina, celebrando il Sacrificio eucaristico. Una grande assemblea, riunita con il Successore di Pietro, formata da fedeli provenienti da molte nazioni. Essa offre un’immagine espressiva della Chiesa, una e universale, fondata da Cristo e frutto di quella missione, che, come abbiamo ascoltato nel Vangelo, Gesù ha affidato ai suoi Apostoli: andare e fare discepoli tutti i popoli, «battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,18-19). Saluto con affetto e riconoscenza il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano, e il Cardinale Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, principali artefici di questo VII Incontro Mondiale delle Famiglie, come pure i loro Collaboratori, i Vescovi Ausiliari di Milano e gli altri Presuli. Sono lieto di salutare tutte le Autorità presenti. E il mio abbraccio caloroso va oggi soprattutto a voi, care famiglie! Grazie della vostra partecipazione!

Nella seconda Lettura, l’apostolo Paolo ci ha ricordato che nel Battesimo abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, il quale ci unisce a Cristo come fratelli e ci relaziona al Padre come figli, così che possiamo gridare: «Abbà! Padre!» (cfr Rm 8,15.17). In quel momento ci è stato donato un germe di vita nuova, divina, da far crescere fino al compimento definitivo nella gloria celeste; siamo diventati membri della Chiesa, la famiglia di Dio, «sacrarium Trinitatis» – la definisce sant’Ambrogio –, «popolo che – come insegna il Concilio Vaticano II – deriva la sua unità dall’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Cost. Lumen gentium, 4). La solennità liturgica della Santissima Trinità, che oggi celebriamo, ci invita a contemplare questo mistero, ma ci spinge anche all’impegno di vivere la comunione con Dio e tra noi sul modello di quella trinitaria. Siamo chiamati ad accogliere e trasmettere concordi le verità della fede; a vivere l’amore reciproco e verso tutti, condividendo gioie e sofferenze, imparando a chiedere e concedere il perdono, valorizzando i diversi carismi sotto la guida dei Pastori. In una parola, ci è affidato il compito di edificare comunità ecclesiali che siano sempre più famiglia, capaci di riflettere la bellezza della Trinità e di evangelizzare non solo con la parola, ma direi per «irradiazione», con la forza dell’amore vissuto.

Chiamata ad essere immagine del Dio Unico in Tre Persone non è solo la Chiesa, ma anche la famiglia, fondata sul matrimonio tra l’uomo e la donna. In principio, infatti, «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi» (Gen 1,27-28). Dio ha creato l’essere umano maschio e femmina, con pari dignità, ma anche con proprie e complementari caratteristiche, perché i due fossero dono l’uno per l’altro, si valorizzassero reciprocamente e realizzassero una comunità di amore e di vita. L’amore è ciò che fa della persona umana l’autentica immagine di Dio. Cari sposi, nel vivere il matrimonio voi non vi donate qualche cosa o qualche attività, ma la vita intera. E il vostro amore è fecondo innanzitutto per voi stessi, perché desiderate e realizzate il bene l’uno dell’altro, sperimentando la gioia del ricevere e del dare. E’ fecondo poi nella procreazione, generosa e responsabile, dei figli, nella cura premurosa per essi e nell’educazione attenta e sapiente. E’ fecondo infine per la società, perché il vissuto familiare è la prima e insostituibile scuola delle virtù sociali, come il rispetto delle persone, la gratuità, la fiducia, la responsabilità, la solidarietà, la cooperazione. Cari sposi, abbiate cura dei vostri figli e, in un mondo dominato dalla tecnica, trasmettete loro, con serenità e fiducia, le ragioni del vivere, la forza della fede, prospettando loro mete alte e sostenendoli nelle fragilità. Ma anche voi figli, sappiate mantenere sempre un rapporto di profondo affetto e di premurosa cura verso i vostri genitori, e anche le relazioni tra fratelli e sorelle siano opportunità per crescere nell’amore.

Il progetto di Dio sulla coppia umana trova la sua pienezza in Gesù Cristo, che ha elevato il matrimonio a Sacramento. Cari sposi, con uno speciale dono dello Spirito Santo, Cristo vi fa partecipare al suo amore sponsale, rendendovi segno del suo amore per la Chiesa: un amore fedele e totale. Se sapete accogliere questo dono, rinnovando ogni giorno, con fede, il vostro «sì», con la forza che viene dalla grazia del Sacramento, anche la vostra famiglia vivrà dell’amore di Dio, sul modello della Santa Famiglia di Nazaret. Care famiglie, chiedete spesso, nella preghiera, l’aiuto della Vergine Maria e di san Giuseppe, perché vi insegnino ad accogliere l’amore di Dio come essi lo hanno accolto. La vostra vocazione non è facile da vivere, specialmente oggi, ma quella dell’amore è una realtà meravigliosa, è l’unica forza che può veramente trasformare il mondo. Davanti a voi avete la testimonianza di tante famiglie, che indicano le vie per crescere nell’amore: mantenere un costante rapporto con Dio e partecipare alla vita ecclesiale, coltivare il dialogo, rispettare il punto di vista dell’altro, essere pronti al servizio, essere pazienti con i difetti altrui, saper perdonare e chiedere perdono, superare con intelligenza e umiltà gli eventuali conflitti, concordare gli orientamenti educativi, essere aperti alle altre famiglie, attenti ai poveri, responsabili nella società civile. Sono tutti elementi che costruiscono la famiglia. Viveteli con coraggio, certi che, nella misura in cui, con il sostegno della grazia divina, vivrete l’amore reciproco e verso tutti, diventerete un Vangelo vivo, una vera Chiesa domestica (cfr Esort. ap. Familiaris consortio, 49). Una parola vorrei dedicarla anche ai fedeli che, pur condividendo gli insegnamenti della Chiesa sulla famiglia, sono segnati da esperienze dolorose di fallimento e di separazione. Sappiate che il Papa e la Chiesa vi sostengono nella vostra sofferenza e fatica. Vi incoraggio a rimanere uniti alle vostre comunità, mentre auspico che le diocesi realizzino adeguate iniziative di accoglienza e vicinanza.

Nel libro della Genesi, Dio affida alla coppia umana la sua creazione, perché la custodisca, la coltivi, la indirizzi secondo il suo progetto (cfr 1,27-28; 2,15). In questa indicazione della Sacra Scrittura possiamo leggere il compito dell’uomo e della donna di collaborare con Dio per trasformare il mondo, attraverso il lavoro, la scienza e la tecnica. L’uomo e la donna sono immagine di Dio anche in questa opera preziosa, che devono compiere con lo stesso amore del Creatore. Noi vediamo che, nelle moderne teorie economiche, prevale spesso una concezione utilitaristica del lavoro, della produzione e del mercato. Il progetto di Dio e la stessa esperienza mostrano, però, che non è la logica unilaterale dell’utile proprio e del massimo profitto quella che può concorrere ad uno sviluppo armonico, al bene della famiglia e ad edificare una società più giusta, perché porta con sé concorrenza esasperata, forti disuguaglianze, degrado dell’ambiente, corsa ai consumi, disagio nelle famiglie. Anzi, la mentalità utilitaristica tende ad estendersi anche alle relazioni interpersonali e familiari, riducendole a convergenze precarie di interessi individuali e minando la solidità del tessuto sociale.

Un ultimo elemento. L’uomo, in quanto immagine di Dio, è chiamato anche al riposo e alla festa. Il racconto della creazione si conclude con queste parole: «Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò» (Gen 2,2-3). Per noi cristiani, il giorno di festa è la Domenica, giorno del Signore, Pasqua settimanale. E’ il giorno della Chiesa, assemblea convocata dal Signore attorno alla mensa della Parola e del Sacrificio Eucaristico, come stiamo facendo noi oggi, per nutrirci di Lui, entrare nel suo amore e vivere del suo amore. E’ il giorno dell’uomo e dei suoi valori: convivialità, amicizia, solidarietà, cultura, contatto con la natura, gioco, sport. E’ il giorno della famiglia, nel quale vivere assieme il senso della festa, dell’incontro, della condivisione, anche nella partecipazione alla Santa Messa. Care famiglie, pur nei ritmi serrati della nostra epoca, non perdete il senso del giorno del Signore! E’ come l’oasi in cui fermarsi per assaporare la gioia dell’incontro e dissetare la nostra sete di Dio.

Famiglia, lavoro, festa: tre doni di Dio, tre dimensioni della nostra esistenza che devono trovare un armonico equilibrio. Armonizzare i tempi del lavoro e le esigenze della famiglia, la professione e la maternità, il lavoro e la festa, è importante per costruire società dal volto umano. In questo privilegiate sempre la logica dell’essere rispetto a quella dell’avere: la prima costruisce, la seconda finisce per distruggere. Occorre educarsi a credere, prima di tutto in famiglia, nell’amore autentico, quello che viene da Dio e ci unisce a Lui e proprio per questo «ci trasforma in un Noi, che supera le nostre divisioni e ci fa diventare una cosa sola, fino a che, alla fine, Dio sia “tutto in tutti”
(1 Cor 15,28)» (Enc. Deus caritas est, 18). Amen".
Papa Benedetto XVI - 03/06/2012,
Messa a conclusione del Family2012



domenica 3 giugno 2012

La libertà di educazione è un diritto primario - Papa Benedetto XVI

Benedetto XVI incontra le autorità politiche, indica loro l’esempio di Ambrogio, chiede che le istituzioni siano al servizio della famiglia

Alle autorità politiche, amministrative, sindacali e militari di Milano e della Lombardia Benedetto XVI propone come modello sant’Ambrogio, «governatore delle province della Liguria e dell’Aemilia, con sede nella città imperiale di Milano», che prima di essere eletto inaspettatamente e contro il suo volere, vescovo della città, ne era già stato il responsabile dell’ordine pubblico e vi aveva amministrato la giustizia. Il presidente della Regione Roberto Formigoni, il sindaco Giuliano Pisapia, il presidente della Provincia Podestà e il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi sono in prima fila nell’angusta e afosissima sala delle udienze nell’arcivescovado di Milano, blindato come non mai nei giorni in cui ospita Ratzinger.

Il Papa entra, viene brevemente salutato da Scola, quindi legge il suo discorso, ricordando le parole con cui il prefetto Probo invitò il governatore Ambrogio ad amministrare «non come un giudice, ma come un vescovo». Questi i principi che il Papa indica alle autorità presenti: innanzitutto, «nessun potere dell’uomo può considerarsi divino, quindi nessun uomo è padrone di un altro uomo». Quindi Ratzinger ha descritto «la prima qualità di chi governa», che «è la giustizia, virtù pubblica per eccellenza, perché riguarda il bene della comunità intera». Ma essa, ha aggiunto, «non basta» e Ambrogio vi aggiunge «l’amore per la libertà, che egli considera elemento discriminante tra i governanti buoni e quelli cattivi, poiché, come si legge in un’altra sua lettera, “i buoni amano la libertà, i reprobi amano la servitù”».
«La libertà – spiega il Papa – non è un privilegio per alcuni, ma un diritto per tutti, un diritto prezioso che il potere civile deve garantire. Tuttavia, libertà non significa arbitrio del singolo, ma implica piuttosto la responsabilità di ciascuno. Si trova qui uno dei principali elementi della laicità dello Stato: assicurare la libertà affinché tutti possano proporre la loro visione della vita comune, sempre, però, nel rispetto dell’altro e nel contesto delle leggi che mirano al bene di tutti».
«D’altra parte – detto ancora il Pontefice – nella misura in cui viene superata la concezione di uno Stato confessionale, appare chiaro, in ogni caso, che le sue leggi debbono trovare giustificazione e forza nella legge naturale, che è fondamento di un ordine adeguato alla dignità della persona umana, superando una concezione meramente positivista dalla quale non possono derivare indicazioni che siano, in qualche modo, di carattere etico».

«Lo Stato – ha spiegato Benedetto XVI – è a servizio e a tutela della persona e del suo “ben essere” nei suoi molteplici aspetti, a cominciare dal diritto alla vita, di cui non può mai essere consentita la deliberata soppressione». Il Papa ha quindi ricordato l’importanza della famiglia e il diritto alla libertà di educazione. «Ognuno può allora vedere come la legislazione e l’opera delle istituzioni statuali debbano essere in particolare a servizio della famiglia. Lo Stato è chiamato a riconoscere l’identità propria della famiglia, fondata sul matrimonio e aperta alla vita», e «il diritto primario dei genitori alla libera educazione e formazione dei figli, secondo il progetto educativo da loro giudicato valido e pertinente. Non si rende giustizia alla famiglia, se lo Stato non sostiene la libertà di educazione per il bene comune dell’intera società».

 Benedetto XVI ha concluso il suo discorso, definendo «preziosa» una «costruttiva collaborazione» tra lo Stato e la Chiesa, «non per una confusione delle finalità e dei ruoli diversi e distinti del potere civile e della stessa Chiesa, ma per l’apporto che questa ha offerto e tuttora può offrire alla società con la sua esperienza, la sua dottrina, la sua tradizione, le sue istituzioni e le sue opere con cui si è posta al servizio del popolo». Citando il contributo delle comunità cristiane lombarde, ha precisato che esse si adoperano «non tanto per supplenza, ma piuttosto come gratuita sovrabbondanza della carità di Cristo e dell’esperienza totalizzante della loro fede». Il tempo di crisi che stiamo attraversando «ha bisogno, oltre che di coraggiose scelte tecnico-politiche», anche di «gratuità».

Il breve incontro è terminato senza baciamano da parte dei politici e Benedetto XVI si è subito ritirato.


Vatican Insider, 2 giugno 2012

venerdì 1 giugno 2012

Milano attende il Papa - Family2012

Famiglie dai cinque continenti sono riunite in questi giorni a Milano per il VII Incontro mondiale: saranno loro ad accogliere venerdì pomeriggio, 1° giugno, Benedetto XVI al suo arrivo nel capoluogo lombardo. E lo faranno, c'è da scommetterci, con lo stesso entusiasmo con cui hanno pacificamente invaso le vie, le piazze, le chiese e i luogh...i di ritrovo della metropoli ambrosiana.
Convenute da un centinaio di nazioni - con rappresentanze persino da Paesi poverissimi, come la Guinea Bissau, o dall'altro capo del mondo, come l'Australia - le famiglie protagoniste dell'incontro non solo stanno animando i lavori del congresso teologico-pastorale in corso al Mico (Fieramilanocity), in diverse sedi della città e nelle diocesi lombarde limitrofe, ma partecipano attivamente a tutte le iniziative collaterali. Come il festoso «Congresso dei ragazzi», che ha per protagonisti i giovanissimi. Al primo appuntamento, a centinaia mano nella mano, hanno recitato il Padre Nostro, ciascuno nella propria lingua: per i genitori e per le vittime del terremoto che ha colpito l'Emilia e parte della Lombardia. Un gesto di solidarietà che si aggiunge alla raccolta fondi promossa Family 2012 in collaborazione con la Caritas ambrosiana.

Insomma, «a Milano, porte aperte al mondo» come recita uno dei grandi manifesti che campeggiano lungo le strade cittadine. Perché la famiglia, nonostante i grandi mutamenti e le sfide, resta l'elemento cardine del vivere civile, della società umana. Lo stesso cardinale arcivescovo Angelo Scola sottolinea come «già a partire dagli argomenti messi a tema» l'Incontro mondiale «desidera proporsi quale evento di popolo, capace di entrare in dialogo con le esigenze fondamentali di ogni persona». Sulla stessa lunghezza d'onda il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, secondo il quale «l'evento di Milano, come ogni incontro vero e intenso fra persone, è costituito da un intreccio ricco, complesso e interessante di relazioni» che vanno riconosciute e accolte «con gratuità, passione e intelligenza».


 Fonte: L’Osservatore Romano 31 maggio 2012

mercoledì 18 gennaio 2012

Accogli una famiglia - Mons. Erminio De Scalzi 20 dicembre 2012 - Conferenza stampa


«Cerchiamo famiglie che accolgano altre famiglie. Serve un’ospitalità fisica e un’ospitalità del cuore». È l’invito lanciato da monsignor Erminio De Scalzi, vescovo ausiliare della diocesi di Milano e presidente della Fondazione Milano famiglie 2012 in vista del VII Incontro mondiale delle famiglie che si svolgerà a Milano dal 29 maggio al 3 giugno 2012 e che sarà concluso dalla presenza nel capoluogo lombardo di Papa Benedetto XVII.

Servono 100.000 famiglie che diano ospitalità alle persone provenienti da altre parti d’Italia e da tutto il mondo. L’organizzazione vuole garantire a tutti un luogo per soggiornare gratuitamente, in modo da favorire anche chi proviene da Paesi meno ricchi. «Chi offrirà accoglienza finirà per lasciarsi interpellare dagli stili di vita personali e familiari diversi dai nostri e anche per riscoprire virtù familiari come la semplicità e la sobrietà andate perdute da noi in Europa». Ha aggiunto monsignor De Scalzi: «Milano è una città con tanti abitanti senza casa e tante case senza abitanti, mi piacerebbe che l’Incontro mondiale delle famiglie diventasse occasione per aprire queste case».

L’appello è stato lanciato oggi con una conferenza stampa tenuta alla Casa della carità. «Abbiamo aderito all'appello per l'accoglienza», ha sottolineato don Virginio Colmegna presidente della fondazione Casa della carità, «perché noi viviamo di ospitalità». «Daremo il nostro contributo», spiega don Colmegna, «ospitando in quei giorni una famiglia proveniente dall'estero. È la cultura dell'ospitalità che produce famiglia. La categoria dell’ospitalità non è attività assistenziale: è operazione di carattere formativo».

«Anche il Comune di Milano si sta preparando all’accoglienza dei partecipanti al VII Incontro mondiale delle famiglie» ha spiegato il vicesindaco Maria Grazia Guida. «L’amministrazione fin dai primi giorni del proprio insediamento si è messa al servizio della Fondazione Milano famiglie 2012 e del Prefetto, che è il commissario straordinario per l’evento, affinché la complessa macchina organizzativa sia in grado di accogliere il grande numero di persone previste. Ora rilanciamo l’appello alla città perché si apra alle famiglie che arriveranno».

per saperne di più: http://www.family2012.com/