Preghiera al crocefisso miracoloso, conservato nella Cappella del Crocefisso nella cattedrale di Bergamo. Se osservate il Cristo è rappresentato con i capelli veri (crini di cavallo) e ha una mano senza chiodo. Si narra che un giorno una suora, accusata ingiustamente di una mancanza da una sua superiora, parlando da sola con il Crocefisso, ebbe a dire cosa aveva fatto per meritarselo, fu allora che la mano sinistra si staccò dalla croce e abbracciò la suora.
sabato 18 marzo 2023
Preghiera al Santo Crocifisso di Rosate (Bergamo, Italy)
sabato 3 aprile 2021
Coraggio, fratello - Don Tonino Bello
Coraggio, fratello che soffri.
C’è anche per te una deposizione dalla croce.
C’è anche per te una pietà sovrumana.
Ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua...
Coraggio.
Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio.
Tra poco, il buio cederà il posto alla luce,
la terra riacquisterà i suoi colori
e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.
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Buon sabato di Pasqua a tutti!
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martedì 30 marzo 2021
Un asino nella notte - suor Ch. Augusta Lainati, clarissa
L’asino camminava nella notte. Camminava e pensava a quella madre che portava sul dorso, tutta ravvolta nel mantello oscurato dall’ombra.
Un passo dietro l’altro, attento a che il suo andare fosse quieto e sempre uguale, per non destare il bimbo che dormiva. Un passo dietro l’altro, misurati dal battito del cuore: finché i battiti divennero più frequenti dei passi e il cuore, in petto, parve scoppiare.
Allora smise di fissare il cielo e la notte che si stendeva davanti a perdita d’occhio e, piegato il capo, cominciò a guardare a terra, sul sentiero appena segnato, ora per evitare un sasso troppo acuto, ora per posare lo zoccolo sui ciuffi d’erba bianchi di brina.
Cominciava a sentire il peso del carico; le gambe si stendevano nel passo ogni volta più faticosamente, finché l’andatura divenne secca, legnosa, e ad ogni piegare di ginocchi gli sembrava di udire come un ramo secco spezzarsi. Si ricordò della catasta di legna ammucchiata nella sua stalla tiepida, dell’alone di luce fumosa intorno alla lucerna pendente sopra la greppia, e l’immagine divenne tanto seducente che gli parve di sentire su per le narici l’odore penetrante di una manciata di fieno fresco.
Si volse, allora, con occhi imploranti verso l’uomo che gli camminava a fianco. Era giovane, ma la strada lo aveva curvato sopra il bastone, e il vento freddo della notte invernale gli incollava il mantello contro un fianco.
Il ciuco non riuscì a vedergli bene il volto, ma vide che l’oscurità, interrotta solo dalla luce delle stelle, incavava le occhiaie dell’uomo e riduceva ad una oscura macchia ansante il collo vigoroso, e il petto, che ad ogni passo si alzava e si abbassava.
“Sta peggio di me” pensò l’asino: e riprese a camminare. Camminò per un’ora con la testa bassa, con l’odore di fieno che sempre gli solleticava le narici con l’aumentare della stanchezza: finché il desiderio di cibo scomparve e rimase solo un’acuta brama di paglia tiepida su cui stendersi, della paglia che aveva lasciato a Betlemme quando l’avevano destato nella notte appena cominciata. Fu proprio il tepore associato al ricordo di Betlemme, di Betlemme con la sua piccola tiepida stalla, che lo aiutò a proseguire ancora sul terreno accidentato. Via, via e via.
Dopo qualche ora, ricominciò a sentire che non ne poteva più.
Nessun ricordo veniva ad addolcire la sua andatura e ad ogni passo migliaia di fitte gli trapassavano il corpo.
Decise di fermarsi, di sdraiarsi sul terreno ad aspettare il sonno, la morte.
Si guardò attorno, voltò il capo per trovare un riparo dal vento; e fu come se una mano gelida gli si fosse posata sul cuore: la donna sulla sua groppa era tutta un tremito per il freddo e il suo alito gelava nell’aria appena uscito dalle labbra dischiuse.
“Sta peggio di me” pensò ancora il somaro.
Continuò a camminare e un’altra ora passò, un’ora di stanchezza infinita, di contrasti col vento, di paura per quella dama, per quel Bambino, per quella figura scolpita dall’ombra che gli camminava al fianco e sulla cui andatura cercava faticosamente di regolare il passo.
Non ne poteva veramente più. Il terreno sassoso aveva a poco a poco ceduto ad un molle strato di sabbia; prima poche manciate insinuatesi tra le zolle indurite dal freddo e i sassi denudati dal vento, poi un tappeto soffice su cui era stato agevole camminare, e infine uno strato alto, dove gli zoccoli sprofondavano e si appesantivano e non venivano più fuori.
Ansimava; il sudore scendeva copioso giù per la fronte, nonostante il freddo, e si raccoglieva in due rivoletti lungo naso. Non sapeva che cosa fare, se lasciarsi cadere sfinito lì, sotto la volta del cielo, o se continuare impazzito di dolore e di freddo, senza avere più nozione, né di tempo, né di strada, finché la morte lo cogliesse e gli irrigidisse il passo nell’ultimo sforzo.
Fra le due prospettive, la prima gli sembrava infinitamente più desiderabile: doveva essere pur dolce lasciarsi cadere sulla sabbia ad aspettare la morte come liberazione dal male, riempire l’attesa con il ricordo di pigre giornate di sole, di terra smossa e odorosa, di mosche fastidiose che era divertente scacchiare con subito fremere delle membra. Anche il ricordo della pesante macina gli avrebbe fatto piacere, purché potesse distendersi ad aspettare la morte.
Aveva deciso. Ma, prima di lasciarsi cadere raccolse le forze per un ultimo raglio, l’addio alla vita. Al deserto, alla volta celeste: pensò che tra poco le stelle sarebbero impallidite nei suoi occhi spenti. Usò quanta forza gli rimaneva, e il raglio si alzò acuto, più sonoro nel silenzio del deserto.
E fu allora, mentre le ginocchia già si piegavano, mentre già assaporava la dolcezza di quella sabbia, pur fredda, che udì il pianto cheto del Bambino, del Bambino che non aveva pianto per il disagio dell’andare, non per il vento che si insinuava fin sotto le fasce, ma piangeva per il raglio dell’asino che non voleva più soffrire.
Fu così, per quel pianto infantile, che il ciuco scelse di continuare.
E andò, appesantito dalla sabbia, sferzato dal vento, sotto la volta concava e scura del cielo, finché le stelle impallidirono: e credette di sognare quando, nella luce ancora incerta, si profilò la sagoma di un villaggio straniero.
Gli diedero un giaciglio di paglia fresca, colmarono la greppia di fieno odoroso e l’acqua che versarono nell’abbeveratoio della stalla rispecchiava, insieme alle travi rozze del soffitto, una lampada lucente.
Ma non riuscì né a bere né a mangiare, per lungo tempo; rimase disteso sulla paglia senza neppure goderne il contatto, né vide l’immagine increspata della lampada nell’acqua dell’abbeveratoio. Ma quando, risvegliatosi dal torpore di morte avvertì il profumo penetrante del fascio di fieno nella mangiatoia e cercò di alzarsi, facendo forza sulle zampe anteriori, vide – e lo vide lui solo – l’Angelo che aveva invitato alla fuga Giuseppe.
Aspettava il suo risveglio, e lo aspettava lieto, come a ringraziarlo per quanto aveva fatto.
Il ciuco si alzò del tutto, gli si avvicinò tanto da essere nella sua stessa luce, coronato dalla sua stessa aureola: allora soltanto, quando vide che l’Angelo non si ritraeva, che non rifiutava di fasciarlo del suo stesso fulgore, raccolse tutto il coraggio, tutta la forza che ancora gli restava nelle membra e, chinata la testa, chinatala fino a terra, ebbe l’ardire di chiedere una ricompensa.
Chiese, piano: “Fa’ che sia io a riportarli indietro.”
suor Ch. Augusta Lainati, clarissa
Buona giornata a tutti. :-)
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sabato 27 marzo 2021
I piedi sporchi
giovedì 24 ottobre 2019
Essere lievito - San Giovanni Crisostomo
Non vedete gli alberi delle foreste, come sono rigogliosi, come sono belli, sviluppati, snelli e alti?
Se il lievito mescolato alla farina non porterà tutto a fermentazione, è davvero lievito? E che dire di un profumo che non investa quanti si accostano? Lo si chiamerà ancora profumo? E non dire che è impossibile influenzare gli altri al bene, perché, se sei cristiano, è impossibile che qualcosa non si trasmetta; fa parte della natura stessa del cristiano...
- San Giovanni Crisostomo -
Omelie sugli Atti degli Apostoli, 20
venerdì 25 dicembre 2015
Et Verbum caro factum est
E ti chini a guardare sulla terra,
accogli il canto di lode
che, uniti al coro degli angeli,
in lieta festa noi ti eleviamo.
che susciti stupore e gratitudine
nel cuore di chi, come Maria,
si affida alla Parola
e crede all’impossibile.
che manifesti la tua grandezza
nel tuo Figlio, piccolo Bambino
nato dalla Vergine purissima
e teneramente avvolto in fasce.
che inviti gli umili e i poveri
a vedere e udire le cose meravigliose
che tu compi nel silenzio della notte,
lontano dal tumulto dei superbi.
che per nutrire l’umanità sfinita
poni il tuo unico Figlio in una mangiatoia
e lo doni a noi quale Pane di vita eterna,
sacramento di salvezza e di pace.
Amen.
martedì 8 dicembre 2015
IN CONCEPTIÓNE IMMACULATA BEATÆ MARIÆ VÍRGINIS - 8 dicembre
INTRÓITUS
Is. 61, 10 - Gáudens gaudébo in Dómino, et exsultábit ánima mea in Deo meo: quia índuit me vestiméntis salútis: et induménto iustítiæ circúmdedit me, quasi sponsam ornátam monílibus suis. Ps. 29, 2 - Exaltábo te, Dómine, quóniam suscepísti me: nec delectásti inimícos meos super me. Glória Patri… Is. 61, 10 - Gáudens gaudébo in Dómino…
Deus, qui per Immaculátam Vírginis Conceptiónem dignum Fílio tuo habitáculum preparásti: quǽsumus: ut, qui ex morte eiúsdem Fílii tui prævísa, eam ab omni labe præservásti, nos quoque mundos eius intercessióne ad te perveníre concédas. Per eúmdem Dóminum nostrum Iesum Christum Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum.
Léctio libri Sapiéntiæ, Prov. 8, 22-35
M. - Deo grátias.
M. - Deo grátias.
Iudith 13, 23 - Benedícta es tu, Virgo Maria, a Dómino Deo excélso, præ ómnibus muliéribus super terram. Iudith 15, 10 - Tu glória Ierúsalem, tu lætítia Israël, tu honorificéntia pópuli nostri.
Allelúia, allelúia.
Cant. 4, 7 - Tota pulchra es, Maria: et mácula originális non est in te. Allelúia.
Sequéntia S. Evangélii secundum Lucam, 1, 26-28
M. - Laus tibi Christe.
M. - Laus tibi Christe.
Lc. 1, 28 - Ave, Maria, grátia plena: Dóminus tecum: benedícta tu in muliéribus. Allelúia.
Salutárem hóstiam, quam in solemnitáte Immaculátæ Conceptiónis beátæ Vírginis Mariæ tibi, Dómine, offérimus, súscipe et præsta: ut, sicut illam tua grátia præveniénte ad omni labe immúnem profitémur: ita eius intercessióne, a culpis ómnibus liberémur. Per Dóminum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum.
M. - Amen.
M. Amen.
ET TE IN CONCEPTIÓNE IMMACULÁTA
Gloriósa dicta sunt de te, Maria: quia fecit tibi magna qui pótens est.
Sacraménta quæ súmpsimus Dómine Deus noster: illius in nobis culpæ vúlnera repárent: a qua Immaculátam beatæ Mariæ Conceptiónem singuláriter præservásti. Per Dóminum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum.
M. Amen.
domenica 17 maggio 2015
CYCLVS REDEMPTIONIS CELEBRATIO: TEMPVS PASCHALIS (TEMPVS ASCENSIONIS)
† Sequentia sancti Euangelii secundum Ioannem (XV, 26-27 et XVI, 1-4). In illo tempore: Dixit Iesus discipulis suis: Cum uenerit Paraclitus, quem ego mittam uobis a Patre, Spiritum ueritatis, qui a Patre procedit, ille testimonium perhibebit de me: et uos testimonium perhibebitis, quia ab initio mecum estis. Hæc locutus sum uobis, ut non scandalizemini. Absque synagogis facient uos: sed uenit hora, ut omnis, qui interficit uos, arbitretur obsequium se præstare Deo. Et hæc facient uobis, quia non nouerunt Patrem, neque me. Sed hæc locutus sum uobis: ut, cum uenerit hora eorum, reminiscamini, quia ego dixi uobis.
giovedì 2 aprile 2015
CYCLVS REDEMPTIONIS TRIDVVM SACRVM HEBDOMADÆ SANCTÆ FERIA QVINTA IN CŒNA DOMINI MISSA VESPERTINA IN CŒNA DOMINI
Lectio Epistolæ beati Pauli Apostoli ad Corinthios (I Cor. XI, 20-32). Fratres : Conuenientibus uobis in unum, iam non est dominicam cœnam manducare. Vnusquisque enim suam cœnam præsumit ad manducandum. Et alius quidem esurit, alius autem ebrius est. Numquid domos non habetis ad manducandum et bibendum? Aut ecclesiam Dei contemnitis, et confunditis eos, qui non habent? Quid dicam uobis ? Laudo uos ? In hoc non laudo. Ego enim accepi a Domino, quod et tradidi uobis, quoniam Dominus Iesus, in qua nocte tradebatur, accepit panem, et gratias agens fregit, et dixit: «Accipite, et manducate: hoc est corpus meum, quod pro uobis tradetur: hoc facite in meam commemorationem». Similiter et calicem, postquam cœnauit, dicens: «Hic calix nouum testamentum est in meo sanguine: hoc facite, quotiescumque bibetis, in meam commemorationem ». Quotiescumque enim manducabitis panem hunc, et calicem bibetis: mortem Domini annuntiabitis, donec ueniat. Itaque quicumque manducauerit panem hunc uel biberit calicem Domini indigne, reus erit corporis et sanguinis Domini. Probet autem seipsum homo: et sic de pane illo edat et de calice bibat. Qui enim manducat et bibit indigne, iudicium sibi manducat et bibit, non diiudicans corpus Domini. Ideo inter uos multi infirmi et imbecilles, et dormiunt multi. Quod si nosmetipsos diiudicaremus, non utique iudicaremur. Dum iudicamur autem, a Domino corripimur, ut non cum hoc mundo damnemur.
venerdì 27 marzo 2015
Padre, Figlio e Spirito Santo. Omelia di papa Francesco ai bambini della Prima Comunione
il Parroco, nelle sue parole, mi ha fatto ricordare una cosa bella della Madonna. Quando la Madonna, appena ricevuto l’annunzio che sarebbe stata madre di Gesù, e anche l’annunzio che sua cugina Elisabetta era incinta - dice il Vangelo - se ne andò in fretta; non aspettò. Non ha detto: "Ma adesso io sono incinta, devo curare la mia salute. Mia cugina avrà delle amiche che forse l’aiuteranno". Lei ha sentito qualcosa e "se ne andò in fretta". E’ bello pensare questo della Madonna, della nostra Madre, che va in fretta, perché ha questo dentro: aiutare.
La Madonna ci aiuta anche a capire bene Dio, Gesù, a capire bene la vita di Gesù, la vita di Dio, a capire bene che cosa è il Signore, com’è il Signore, chi è Dio. A voi bambini, domando: "Chi sa chi è Dio?". Alzi la mano. Dimmi? Ecco! Creatore della Terra. E quanti Dio ci sono? Uno? Ma a me hanno detto che ce ne sono tre: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo! Come si spiega questo?
giovedì 29 maggio 2014
I DIECI COMANDAMENTI - Padre Giulio Maria Scozzaro
Quali sono i dieci Comandamenti?
1) Non avrai altro Dio fuori di me.
2) Non nominare il nome di Dio invano.
3) Ricordati di santificare le feste.
4) Onora il padre e la madre.
5) Non uccidere.
6) Non commettere atti impuri.
7) Non rubare.
8) Non dire falsa testimonianza.
9) Non desiderare la donna d’altri.
10) Non desiderare la roba d’altri.
Chi ha dato i dieci Comandamenti?
I dieci Comandamenti sono stati dati da Dio per mezzo di Mosè.
I dieci Comandamenti sono validi anche oggi?
Certamente. Al giovane che gli chiedeva che cosa dovesse fare per ottenere la vita eterna Gesù rispose: «Se vuoi entrare nella vita eterna osserva i Comandamenti» (Mt 19, 16-17). Fedele alla Scrittura e in conformità all’esempio di Gesù, la Tradizione della Chiesa ha riconosciuto ai dieci Comandamenti, o Decalogo, un’importanza e un significato fondamentali.
I Comandamenti sono indipendenti l’uno dall’altro?
Il Decalogo costituisce un’unità organica, in cui ogni «parola» o «Comandamento» rimanda a tutto l’insieme. Trasgredire un Comandamento è infrangere tutta la Legge.
Il Decalogo si riferisce solo all’Alleanza fra Dio e il suo popolo o anche alla legge naturale?
Il dono del Decalogo è accordato nell’ambito dell’Alleanza conclusa da Dio con il suo Popolo, e i Comandamenti ricevono il loro vero significato in e per mezzo di questa Alleanza. Però il Decalogo, come si è già ricordato, costituisce anche un’espressione privilegiata della legge naturale. Lo conosciamo attraverso la Rivelazione divina e con la ragione umana.
I Comandamenti obbligano sotto pena di peccato grave?
I dieci Comandamenti enunciano, nel loro contenuto fondamentale, obbligazioni gravi.
Tuttavia l’obbedienza a questi precetti comporta anche obblighi la cui materia, in se stessa, è leggera.
È possibile osservare i Comandamenti?
Dio rende possibile con la sua grazia ciò che comanda.
In che modo Gesù ha riassunto i Comandamenti?
Gesù ha riassunto i dieci Comandamenti nei due precetti della carità:
1) Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze;
2) Amerai il prossimo tuo come te stesso.
Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze
IL PRIMO COMANDAMENTO:
NON AVRAI ALTRO DIO FUORI DI ME
Che cosa ci ordina il primo Comandamento?
Il primo Comandamento chiama l’uomo a credere in Dio, a sperare in lui, ad amarlo al di sopra di tutto. Esso ci richiama alla virtù della religione.
Quali sono gli atti della virtù della religione?
Sono: adorare Dio, pregarlo, rendergli il culto dovuto, mantenere le promesse e i voti a lui fatti.
Il dovere di rendere culto a Dio riguarda solo i singoli individui?
No, riguarda l’uomo sia individualmente che socialmente, per cui l’uomo deve poter professare liberamente la religione in forma sia privata che pubblica.
Che cos’è la superstizione?
La superstizione è una deviazione del culto che rendiamo al vero Dio. Ha la sua massima espressione nell’idolatria, come nelle varie forme di divinazione e di magia.
Ci sono altri peccati contro il primo Comandamento?
L’azione di tentare Dio con parole e atti, il sacrilegio, la simonia (cioè la compravendita di cose sacre) sono peccati di irreligione proibiti dal primo Comandamento. E lo è pure l’ateismo, in quanto respinge o rifiuta l’esistenza di Dio.
Il culto delle immagini sacre non va contro il primo Comandamento?
No, il culto delle immagini sacre è fondato sul mistero dell’Incarnazione del Verbo di Dio e non è in opposizione al primo Comandamento.
IL SECONDO COMANDAMENTO:
NON NOMINARE IL NOME DI DIO INVANO
Che cosa prescrive il secondo Comandamento?
Il secondo Comandamento prescrive di rispettare il nome del Signore, perché il nome del Signore è santo.
Che cosa proibisce il secondo Comandamento?
Il secondo Comandamento proibisce ogni uso sconveniente del nome di Dio e soprattutto la bestemmia, che consiste nell’usare il nome di Dio, di Gesù Cristo, della Vergine Maria e dei santi in un modo ingiurioso. Proibisce poi il falso giuramento, con il quale si prende Dio come testimone di una menzogna, e lo spergiuro.
Dobbiamo ricordare spesso il nome di Dio?
Il cristiano incomincia le sue preghiere e le sue azioni con il segno della croce «Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».
IL TERZO COMANDAMENTO:
RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE
Quali sono i giorni di festa?
Sono innanzitutto la domenica, che è il primordiale giorno festivo di precetto, e poi i giorni del Natale, dell’Epifania, dell’Ascensione, del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, della Santa Madre di Dio, della sua Immacolata Concezione e Assunzione, di San Giuseppe, dei santi Apostoli Pietro e Paolo e infine di tutti i Santi.
Come si devono santificare questi giorni?
Alla domenica e nelle altre feste di precetto i fedeli sono tenuti all’obbligo di partecipare alla Messa. Si devono poi astenere da quei lavori e da quegli affari che impediscono di rendere culto a Dio e turbano la letizia propria del giorno del Signore, o il dovuto riposo della mente e del corpo.
L’istituzione della domenica ha anche un significato sociale?
Senza dubbio: essa contribuisce a dare a tutti la possibilità di godere di un sufficiente riposo e del tempo libero che permetta loro di curare la vita familiare, culturale, sociale e religiosa. Ogni cristiano perciò deve evitare di imporre, senza necessità, ad altri ciò che impedirebbe loro di osservare il giorno del Signore.
Amerai il prossimo tuo come te stesso
IL QUARTO COMANDAMENTO:
ONORA IL PADRE E LA MADRE
Qual è il significato di questo Comandamento?
Con il quarto Comandamento Dio ha voluto che, dopo di lui, onoriamo i nostri genitori e coloro che egli, per il nostro bene, ha rivestito di autorità.
Quali sono i doveri dei figli verso i genitori?
I figli devono ai genitori rispetto, riconoscenza, giusta obbedienza e aiuto. Il rispetto filiale favorisce l’armonia di tutta la vita familiare.
Quali sono i doveri dei genitori verso i figli?
I genitori sono i primi responsabili dell’educazione dei propri figli alla fede, alla preghiera e a tutte le virtù. Essi hanno il dovere di provvedere, nella misura del possibile, ai loro bisogni materiali e spirituali.
Quali sono i doveri della pubblica autorità?
La pubblica autorità è tenuta a rispettare i diritti fondamentali della persona umana e le condizioni per l’esercizio della sua libertà.
Quali sono i doveri dei cittadini?
È dovere dei cittadini collaborare con i poteri civili all’edificazione della società in uno spirito di verità, di giustizia, di solidarietà e di libertà.
Il cittadino deve obbedire alle leggi in ogni caso?
Il cittadino è obbligato in coscienza a non seguire le prescrizioni delle autorità civili quando tali precetti si oppongono alle esigenze dell’ordine morale: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini» (At 5,29).
La società civile può prescindere dal Vangelo?
Ogni società ispira i propri giudizi e la propria condotta a una particolare visione dell’uomo e del suo destino. Al di fuori della luce del Vangelo su Dio e sull’uomo, è facile che le società diventino totalitarie.
IL QUINTO COMANDAMENTO:
NON UCCIDERE
Perché è proibito uccidere?
Perché ogni vita umana, dal momento del concepimento fino alla morte, è sacra, dato che la persona umana è stata voluta per se stessa a immagine e somiglianza del Dio vivente e santo. L’uccisione di un essere umano è gravemente contraria alla dignità della persona e alla santità del Creatore.
È lecita la difesa personale?
La proibizione dell’omicidio non abroga il diritto di togliere, a un ingiusto aggressore, la possibilità di nuocere. La legittima difesa è un dovere grave per chi ha la responsabilità della vita altrui o del bene comune.
Che cosa pensare dell’aborto?
Fin dal concepimento il bambino ha diritto alla vita. L’aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è una pratica vergognosa, gravemente contraria alla legge morale.
La Chiesa condanna con una pena canonica di scomunica questo delitto abominevole contro la vita umana.
Quale deve essere il trattamento dell’embrione?
Dal momento che deve essere considerato come una persona fin dal concepimento, l’embrione deve essere difeso nella sua integrità, curato e guarito come ogni altro essere umano.
Che cosa pensare dell’eutanasia?
L’eutanasia volontaria, qualunque ne siano le forme e i motivi, costituisce un omicidio. È gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore.
Che cosa pensare del suicidio?
Il suicidio è gravemente contrario alla giustizia, alla speranza e alla carità. È proibito dal quinto Comandamento.
Che cos’è lo scandalo?
Lo scandalo è un atteggiamento o un comportamento che induce altri a compiere il male. È peccato grave se induce deliberatamente a colpe gravi.
Che cosa si deve pensare della guerra?
Si deve fare tutto ciò che è ragionevolmente possibile per evitare la guerra, dati i mali e le ingiustizie di cui è causa. La Chiesa prega: «Dalla fame, dalla peste e dalla guerra liberaci, Signore».
In caso di guerra valgono ancora le leggi morali?
La Chiesa e la ragione umana dichiarano la permanente validità della legge morale durante i conflitti armati. Le pratiche contrarie al diritto delle genti e ai suoi princìpi universali, deliberatamente messe in atto, sono dei crimini.
Come giudicare la corsa agli armamenti?
La corsa agli armamenti è una delle piaghe più gravi dell’umanità e danneggia in modo intollerabile i poveri.
IL SESTO COMANDAMENTO:
NON COMMETTERE ATTI IMPURI
Che cos’è la virtù della castità?
La castità è quella virtù che esprime la positiva integrazione della sessualità nella persona, e conseguentemente l’unità interiore dell’uomo nel suo essere corporeo e spirituale. È strettamente dipendente dalla virtù cardinale della temperanza, che mira a sottomettere alla ragione le passioni e gli appetiti della sensibilità umana.
Quali sono i principali peccati gravemente contrari alla castità?
Sono la ricerca solitaria del piacere sessuale, i rapporti prematrimoniali o extramatrimoniali, le pratiche omosessuali, la pornografia.
Che cosa implica l’alleanza liberamente contratta dagli sposi?
Implica l’indissolubilità del matrimonio, la fedeltà e l’apertura alla fecondità.
Come va considerata la fecondità nel matrimonio?
La fecondità è un bene, un dono, un fine del matrimonio. Donando la vita, gli sposi partecipano della paternità di Dio.
È lecita la regolazione delle nascite?
La regolazione delle nascite rappresenta uno degli aspetti della paternità e della maternità responsabili. La legittimità delle intenzioni degli sposi non giustifica però il ricorso a mezzi inaccettabili, quali la contraccezione o la sterilizzazione.
Come realizzare allora tale regolazione?
Con la continenza e il ricorso ai periodi infecondi.
Quali sono le principali offese alla dignità del matrimonio?
Sono l’adulterio e il divorzio, la poligamia e la libera unione.
IL SETTIMO COMANDAMENTO:
NON RUBARE
Che cosa prescrive il settimo Comandamento?
Il settimo Comandamento prescrive la pratica della giustizia e della carità nella gestione dei beni terreni e dei frutti del lavoro umano.
A chi appartengono i beni della creazione?
I beni della creazione sono destinati all’intero genere umano. Il diritto alla proprietà privata non abolisce la destinazione universale dei beni.
Che cosa proibisce il settimo Comandamento?
Il settimo Comandamento proibisce il furto, che consiste nell’usurpare il bene altrui contro la volontà ragionevole del proprietario. Ma ogni modo di prendere e usare ingiustamente i beni altrui è contrario al settimo Comandamento. L’ingiustizia commessa esige riparazione. La giustizia commutativa esige la
restituzione di ciò che si è rubato.
Che pensare della schiavitù?
La legge morale proibisce gli atti che, a scopi mercantili o totalitari, provocano l’asservimento di esseri umani, il loro acquisto, la loro vendita, il loro scambio, come fossero merci.
L’uomo ha un dominio assoluto sulla natura?
Il dominio accordato dal Creatore all’uomo sulle risorse minerali, vegetali e animali dell’universo non può essere disgiunto dal rispetto degli obblighi morali, compresi quelli che riguardano le generazioni future.
Come si devono trattare gli animali?
Gli animali sono affidati all’uomo, il quale dev’essere benevolo verso di essi. Possono però servire alla giusta soddisfazione dei suoi bisogni.
La Chiesa si occupa anche dei problemi economici e sociali?
La Chiesa dà un giudizio in materia economica e sociale quando i diritti fondamentali della persona o la salvezza delle anime lo esigono. Essa si interessa del bene comune temporale degli uomini in funzione del suo ordinamento al Bene supremo, ultimo nostro fine.
Qual è il rapporto fra l’uomo e l’economia?
L’uomo è l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economica e sociale. Il nodo decisivo della questione sociale è che i beni creati da Dio per tutti arrivino effettivamente a tutti, secondo la giustizia e con l’aiuto della carità.
Qual è il valore primario del lavoro?
Il valore primario del lavoro riguarda l’uomo stesso, il quale ne è l’autore e il destinatario. Mediante il lavoro l’uomo partecipa all’opera della creazione. Compiuto in unione con Cristo, il lavoro può essere redentivo.
Qual è il vero sviluppo economico e sociale?
Il vero sviluppo è quello che riguarda l’uomo nella sua integralità. Si tratta di far crescere la capacità di ogni persona a rispondere alla propria vocazione, e quindi alla chiamata di Dio.
Qual è il valore e il significato dell’elemosina?
L’elemosina fatta ai poveri è una testimonianza di carità fraterna: è anche un’opera di giustizia che piace a Dio.
Con quale sguardo dobbiamo guardare i poveri?
Nella moltitudine di esseri umani senza pane, senza tetto, senza fissa dimora, come non riconoscere Lazzaro, il mendicante affamato della parabola? Come non risentire la voce di Gesù: «Non l’avete fatto a me» (Mt 25,45)?
L’OTTAVO COMANDAMENTO:
NON DIRE FALSA TESTIMONIANZA
In che cosa consiste la virtù della veracità?
La verità o veracità è la virtù che consiste nel mostrarsi veri nelle proprie azioni e nell’esprimere il vero nelle proprie parole, rifuggendo dalla doppiezza, dalla simulazione e dall’ipocrisia.
Quale testimonianza deve dare il cristiano?
Il cristiano non deve vergognarsi della «testimonianza da rendere al Signore» (2 Tm 1,8) in atti e parole. Il martirio è la suprema testimonianza resa alla verità della fede.
Quali sono i principali peccati contro l’ottavo Comandamento?
Sono la menzogna, la maldicenza, la calunnia e il giudizio temerario.
Che cos’è la menzogna?
La menzogna consiste nel dire il falso con l’intenzione di ingannare il prossimo che ha diritto alla verità. Se non reca grave danno al prossimo è solo peccato veniale.
Che cos’è la maldicenza?
È il rivelare senza un motivo oggettivamente valido i difetti e le mancanze altrui a persone che li ignorano.
Che cos’è la calunnia?
È un’affermazione contraria alla verità, che nuoce alla reputazione altrui.
Che cos’è il giudizio temerario?
È il ritenere il prossimo colpevole senza sufficiente fondamento.
Bisogna sempre osservare il segreto?
Il sigillo sacramentale è inviolabile. I segreti professionali vanno osservati. Le confidenze pregiudizievoli per altri non devono essere divulgate.
Quali sono i diritti della società nel campo dell’informazione?
La società ha diritto a un’informazione fondata sulla verità, sulla libertà, sulla giustizia. È poi opportuno imporsi moderazione e disciplina nell’uso dei mezzi di comunicazione sociale.
Che cosa comporta una colpa commessa contro la verità?
Esige la riparazione.
Perché la Chiesa incoraggia le opere d’arte?
Le belle arti, ma soprattutto l’arte sacra, per loro natura, hanno relazione con l’infinita bellezza e verità divina, che deve essere in qualche modo espressa dalle opere dell’uomo, e sono tanto più orientate a Dio e all’incremento della sua lode e della sua gloria, in quanto nessun altro fine è loro assegnato se non di contribuire quanto più efficacemente possibile a indirizzare pienamente le menti degli uomini a Dio.
IL NONO COMANDAMENTO:
NON DESIDERARE LA DONNA D’ALTRI
Che cosa ci prescrive il nono Comandamento?
Il nono Comandamento ci mette in guardia dal desiderio smodato o concupiscenza della carne.
Come si può lottare contro la concupiscenza della carne?
Con la purificazione del cuore e la pratica della temperanza.
Perché è importante la purezza del cuore?
Perché ci farà vedere Dio, e fin d’ora ci consente di vedere ogni cosa secondo Dio.
Come si può giungere alla purezza del cuore?
Con la preghiera, la pratica della castità, la purezza dell’intenzione e dello sguardo.
Che cosa ci ricorda ancora il nono Comandamento?
Ci ricorda l’importanza del pudore, che consiste nel rifiuto di svelare ciò che deve rimanere nascosto. Ispira la scelta del modo di vestire. È pazienza, modestia, discrezione. Custodisce l’intimità della persona.
IL DECIMO COMANDAMENTO:
NON DESIDERARE LA ROBA D’ALTRI
Che cosa ci proibisce il decimo Comandamento?
Il decimo Comandamento ci proibisce la sfrenata cupidigia generata dalla brama smodata delle ricchezze e del potere insito in esse.
Che cos’è l’invidia?
È la tristezza che si prova davanti ai beni altrui, è l’irresistibile desiderio di appropriarsene.
Come si può combattere l’invidia?
Con la benevolenza, l’umiltà e l’abbandono alla Provvidenza di Dio.
È necessario il distacco dalle ricchezze?
Il distacco dalle ricchezze è indispensabile per entrare nel Regno dei cieli: «Beati i poveri in spirito» (Mt 5,3).
Quale deve essere il vero desiderio dell’uomo?
Il vero desiderio dell’uomo deve essere quello di vedere Dio. La sete di Dio è estinta dall’acqua della vita eterna.
Padre Maria Giulio Scozzaro
sabato 3 maggio 2014
Alzati!
Gesù, fermatosi, disse: «Chiamatelo!» E chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio, àlzati! Egli ti chiama». Allora il cieco, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù
(Marco 10:49, 50)
Appare incredibile che Bartimeo abbia gridato più volte a Gesù per attirare la Sua attenzione ma che fosse ancora seduto. Probabilmente col mantello aperto sulle gambe, nella solita posizione del mendicante.
Col grido del medicante, secondo la malinconica melodia del mendicante chiedeva aiuto a Gesù… ma se ne restava seduto, immobile. Quasi come se fosse già rassegnato all’indifferenza, ad essere ignorato: del resto è noto che il mendicante incontra sempre più noncuranza che generosità.
In questo quadro rientra l’ordine di Gesù: «Chiamatelo, portatelo da Me»!
Ed è così che Bartimeo si alza, finalmente, che compare dinanzi a Gesù. Non lo vede ancora (giacché è ancora cieco) ma può sentire la Sua voce domandargli: «Che cosa vuoi che ti faccia?».
Il resto è storia nota: Gesù lo guarisce. E lui, lasciata la sua misera occupazione di mendicante, Lo segue, tutto allegro, per la via.
Carissimi, come mai molte delle nostre preghiere somigliano più alla lagna del mendicante che alla preghiera della fede?
Perché “ce ne stiamo seduti” a piangere, mentre sembra che tutte le buone occasioni ci “scappino dalle mani” per rilasciarci sempre a bocca asciutta?
Forse proprio questo è il problema delle preghiere di tanti cristiani oggi: sono “preghiere da seduti”, lamenti di mendicanti, di persone quasi sempre, il più delle volte, rassegnati ad essere delusi.
Carissimo, è forse da tempo che il Signore sta cercando di attirarti a Sé, che vuole mettere a disposizione la Sua infinita grazia… ma tu te ne resti seduto!
Alzati stamattina, te ne prego, e fatti coraggio! Perché Gesù, sì, proprio Lui, ti sta chiamando… e vuole cambiare per sempre il corso della tua vita.
Vuole dire anche a te: «Va’, la tua fede ti ha salvato».
Dio ci benedica!
Meditazione tratta dal sito: www.adiportici.it
sabato 19 aprile 2014
«La forza del sangue di Cristo» - Dalle «Catechesi» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
PRIMA DELLA RESURREZIONE GESU’ E’ DISCESO AGLI INFERI - Antica omelia del Sabato Santo
Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.
Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita.
Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell'ombra di morte.
Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.
Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce.
Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore».










