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sabato 4 maggio 2013

Elogio della pazienza (S.Cipriano)


Dovendo trattare della pazienza, fratelli carissimi, e dovendo vederne i benefici ed i vantaggi, per meglio incominciare ho bisogno prima di tutto della vostra, affinché possiate ascoltarmi. Veramente, fratelli carissimi, non trovo tra gli altri mezzi della dottrina celeste, da cui dipende la nostra condotta per conseguire da Dio il premio della nostra speranza e della nostra fede, niente è più utile per la vita o più efficace per la gloria, della pratica della pazienza con cui seguiamo i precetti del Signore con timore e devozione. Anche i filosofi professano questa virtù  ma la loro pazienza è falsa come la loro filosofia. Come può essere saggio o aver pazienza se disconosce la sapienza e la pazienza di Dio?

Noi, da parte nostra, fratelli carissimi, che siamo filosofi non a parole, ma coi fatti, che facciamo professione di vera filosofia e non portiamo soltanto il manto; che sappiamo essere più che apparire virtuosi, che non diciamo cose grandi ma le viviamo, pratichiamo con spirito sottomesso, come adoratori e servitori di Dio, la pazienza che abbiamo imparato dalle azioni divine. Abbiamo questa virtù in comunione con Dio. Deriva da Lui; da Lui piglia autorità e prestigio; la grandezza della pazienza da Lui viene. L’uomo deve amare questa virtù tanto amata da Dio. L’essere stimata dall’autorità di Dio ne dice già la sua bontà. Se Dio è nostro Padre e Signore imitiamo la pazienza del nostro Padre e Signore, perché i servi devono ubbidire ed i figli non devono essere degeneri.

La pazienza è quella che ci raccomanda e ci conserva a Dio. Essa modera la nostra ira, frena la lingua, dirige il nostro pensiero, conserva la pace, guida gli uomini, raddoppia i meriti della passione, reprime l’orgoglio, appaga il fuoco dei piaceri, contiene la prepotenza dei ricchi, allevia le necessità dei poveri, protegge la santa verginità delle fanciulle, la travagliata castità delle vedove, l’inscindibile carità tra i congiunti e tra gli sposati. Essa mantiene nell’unità quelli che prosperano, rende forti nelle avversità, miti nelle ingiurie e nelle contumelie; essa ci insegna a perdonare sollecitamente quelli che ci offendono, a pregare con slancio e insistenza quando siamo noi stessi a peccare, essa ci fa vincere le tentazioni, ci fa tollerare le persecuzioni, ci fa offrire le sofferenze e il martirio. Essa protegge con un solido fondamento la nostra fede [solleva in alto la nostra speranza, avvia le nostre azioni per il cammino di Cristo, per seguire i passi delle sue sofferenze]. 

San Cipriano
Ex Tractatu de bono patientiae



mercoledì 25 luglio 2012

Il sacrificio di Melchisedec figura del sacrificio della Eterna Alleanza - S.Cipriano

Il sacrificio di Isacco e l'oblazione di Melchisedech
Basilica di San Vitale
Ravenna, Italy
Nella storia del sacerdote Melchisedec noi troviamo una figura profetica del sacrificio del Signore. La Scrittura dice: “ E Melchisedech, re di Salem, portò il pane e il vino. Egli era sacerdote dell’Altissimo e benedisse Abramo” (Gen.14,18). Che Melchisedec fosse una figura di Cristo, è ciò che rivela nei Salmi lo Spirito Santo parlando a nome del Padre rivolgendosi al Figlio: “Io ti ho generato prima della stella del mattino. Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec (Ps.109,3-4). Questo ordine si riferisce a questo sacrificio, e al suo inizio nel fatto che Melchisedec fu sacerdote dell’Altissimo, che offrì il pane e il vino,che benedisse Abramo.
Chi infatti fu più sacerdote dell’Altissimo che Nostro Signore Gesù Cristo, che offrì un sacrificio a Dio suo Padre, lo stesso che Melchisedec aveva offerto, ossia il pane e il vino, cioè il suo corpo e il suo sangue? E nella persona di Abramo questa benedizione riguarda il nostro popolo. Perché se Abramo credette in Dio, ciò gli fu imputato a giustizia, chiunque crede in Dio e vive della fede, è trovato giusto, già da tempo egli è benedetto e giustificato nel fedele Abramo, come ci mostra la parola di San Paolo: "Abramo credette in Dio e ciò gli fu imputato a giustizia. Sappiate dunque che i veri figli di Abramo sono quelli che hanno la fede. E La Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i Gentili per mezzo della fede, annunciò ad Abramo che tutte le nazioni sarebbero state benedette in lui.” (Gal.3,6.9).
Così dunque perché il sommo sacerdote Melchisedec, come si narra nella Genesi, potesse convenientemente benedire Abramo, vi fu dapprima l’immagine del sacrificio consistente nell’offerta del pane e del vino. E il Signore, portando a perfezione ed adempiendo il sacrificio simbolico, offrì il pane e il calice con il vino, e Colui che è la pienezza di tutte le cose ha realizzato ciò che questa figura annunciava. Anche per mezzo di Salomone lo Spirito Santo ci mostra il tipo del sacrificio del Signore, nel fare menzione della vittima immolata, del pane, del vino e anche dell’altare: La Sapienza- dice- si è costruita una casa e vi ha drizzato sette colonne. Essa ha immolato le sue vittime, ha mescolato nel cratere il vino all’acqua e ha imbandito la mensa. Poi essa ha inviato i suoi servi invitando ad alta voce a venire ad attingere dal suo cratere : Chi è semplice, entri qua! E a quelli ancora inesperti io dico: Venite, mangiate il mio pane e bevete il vino preparato per voi (Prov. 9,1-5).

San Cipriano Liber 2, Ep.3 sub init. (ep.63)