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martedì 20 marzo 2018

Carezza, gesto rivoluzionario - Rosaura Montermini

... E per lasciarsi accarezzare è necessario aver riconosciuto la nostra stessa vulnerabilità e dare comunque fiducia all'altro.
Una carezza è il gesto più rivoluzionario del mondo. Offrire e accettare una carezza significa stabilire un ponte tra due persone. Senza parole. 
Esse diventano superflue quando usiamo le carezze: sulla pelle dei bimbi appena nati, sulle labbra di chi amiamo, sul volto di chi è morto a questa vita...
Non possiede carezze Caino, per il quale esiste solo l'individuazione e l'annientamento del nemico.
Caino si permette unicamente sentimenti di rabbia, competizione, gelosia per il fratello.
Abele riesce a esprimere quell'amore che invece Caino reprime, convinto di essere già stato, e per sempre, rifiutato. Teme di non essere abbastanza forte, tiene alta la guardia per non essere più ferito e continua a negarsi il desiderio di dire parole d'affetto, di abbracciare, di accarezzare.
Caino è uomo e donna, la femminilità oggi si è omologata ai maschi nella corsa alla competizione e al potere. 
La civiltà di Caino conosce solo capri espiatori in cui uccidere i propri lati bui e nascosti.
Caino non cerca interlocutori, ma vittime sacrificali da immolare a se stesso e alla propria forza illusoria. Siamo tutti figli di Caino quando neghiamo l'amore, la fiducia, la tenerezza, quando pensiamo sia da deboli ammettere di averne bisogno.
D'altronde, se certi bisogni nascono dal ricordo di una carezza mancata, altri risalgono ad atti con cui abbiamo fatto del male a chi non se lo meritava, né se lo aspettava; qualcuno che abbiamo tradito approfittando della sua fiducia incondizionata. E questo qualcuno siamo spesso noi stessi.

- Rosaura Montermini -

da: Agenda dei giorni Nonviolenti


Buona giornata a tutti. :-)




domenica 2 marzo 2014

Divorziati, risposati - Papa Giovanni Paolo II

A proposito di misericordia...(trentadue anni fa...)

"La Chiesa, infatti, istituita per condurre a salvezza tutti gli uomini e soprattutto i battezzati, non può abbandonare a se stessi coloro che - già congiunti col vincolo matrimoniale sacramentale - hanno cercato di passare a nuove nozze. Perciò si sforzerà, senza stancarsi, di mettere a loro disposizione i suoi mezzi di salvezza.

Sappiano i pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le situazioni. C'è infatti differenza tra quanti sinceramente si sono sforzati di salvare il primo matrimonio e sono stati abbandonati del tutto ingiustamente, e quanti per loro grave colpa hanno distrutto un matrimonio canonicamente valido. Ci sono infine coloro che hanno contratto una seconda unione in vista dell'educazione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido.

Insieme col Sinodo, esorto caldamente i pastori e l'intera comunità dei fedeli affinché aiutino i divorziati procurando con sollecita carità che non si considerino separati dalla Chiesa, potendo e anzi dovendo, in quanto battezzati, partecipare alla sua vita. Siano esortati ad ascoltare la Parola di Dio, a frequentare il sacrificio della Messa, a perseverare nella preghiera, a dare incremento alle opere di carità e alle iniziative della comunità in favore della giustizia, a educare i figli nella fede cristiana, a coltivare lo spirito e le opere di penitenza per implorare così, di giorno in giorno, la grazia di Dio. La Chiesa preghi per loro, li incoraggi, si dimostri madre misericordiosa e così li sostenga nella fede e nella speranza.

La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia. C'è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all'Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull'indissolubilità del matrimonio.

La riconciliazione nel sacramento della penitenza - che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico - può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l'indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l'uomo e la donna, per seri motivi - quali, ad esempio, l'educazione dei figli - non possono soddisfare l'obbligo della separazione, «assumono l'impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi» (Giovanni Paolo PP. II, Omelia per la chiusura del VI Sinodo dei Vescovi, 7 [25 Ottobre 1980]: AAS 72 [1980] 1082)".

B. Giovanni Paolo II, "Familiaris consortio", 84.



mercoledì 20 giugno 2012

La "famiglia normale" è più felice

«La famiglia “normale” – composta da un uomo e una donna uniti in matrimonio, con due o più figli – è più felice». Lo ha detto il cardinale Ennio Antonelli, alla conferenza stampa che ha preceduto questa mattina nei padiglioni di Milanocity l’inaugurazione della Fiera internazionale della Famiglia, alla vigilia dell’inizio del congresso teologico-pastorale. «Si metterà in luce – ha detto il porporato, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia – che questo tipo di famiglia è più vantaggiosa per la società, perché, anche se mediamente più povera, è più ricca di relazioni. Produce capitale umano per il lavoro, crea e vive la festa ed è mediamente più religiosa».

Il cardinale Antonelli ha sottolineato come questa famiglia non dovrebbe essere penalizzata ma sostenuta, con adeguate tutele giuridiche, aiuti fiscali, difesa del riposo domenicale. Lo scopo del congresso teologico-pastorale, ha spiegato, «è di dare impulso e risonanza a queste famiglie, nella convinzione che in un tempo di crisi bisogna promuovere una famiglia forte, e non debole, per il bene della società».



http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/news/dettaglio-articolo/articolo/family2012-15498/


Nel suo saluto iniziale, l’arcivescovo di Milano Angelo Scola aveva innanzitutto sottolineato la valenza del’evento per la vita ordinaria della Chiesa: «Talvolta si dice che questi grandi eventi fanno spendere tante energie e poi finiscono nel nulla. Ma si tratta di un giudizio superficiale, perché il lavoro è durato anni ed è stato capillare».


«Il nucleo centrale della nostra riflessione – ha detto il cardinale – è l’importanza della famiglia per l’unità dell’io e per il suo essere in relazione». Scola si è detto impressionato per la grande risonanza mediatica, anche a livello internazionale, dell’evento milanese: «È un segno del fatto che famiglia chiamata dai sociologi “normo-composta” o “normo-costituita”, e cioè quella fondata sul rapporto fedele di un uomo e una donna sposati e aperti alla vita, sta al cuore del desiderio delle donne e degli uomini di oggi. Questa famiglia è stata portata al centro dell’attenzione».


Sia Scola che Antonelli hanno voluto testimoniare la loro vicinanza e la loro solidarietà alle vittime provocate dalla scossa di terremoto che questa mattina ha colpito la pianura padana e in particolare alcune zone dell’Emilia e del mantovano. I lavori del congresso sono stati presentati in modo più dettagliato dal vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla, che presiede il comitato scientifico. Il vescovo ha fatto notare come, rispetto ai precedenti incontri internazionali della famiglia, il tema di questa edizione – la famiglia, il lavoro e la festa – «è più laico perché più legato al rapporto tra la famiglia e la vita sociale».