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giovedì 1 gennaio 2015

1° gennaio - Maria Santissima Madre di Dio

 «Questa solennità è stata la prima festa mariana della Chiesa occidentale. 
La sua origine più remota dovette essere la dedicazione della basilica di Santa Maria Antica nel Foro Romano, dedicazione che ebbe luogo il 1° gennaio. 
La festa però si trova anche nell’ambito dei riti bizantino e siriaco; risale agli ultimi anni del secolo IV, ma è celebrata a un’altra data: il 26 dicembre.
Il rito romano celebrava, il 1° gennaio, l’ottava del Natale, commemorando la circoncisione di Gesù bambino (cfr. Lc 2,21). L’antica festa mariana scomparve fino a che, nel 1931, Pio XI, in occasione del XV centenario del Concilio di Efeso, istituì la festa della Divina Maternità di Maria, fissata per il giorno 11 ottobre. La riforma liturgica la trasferì al 1° gennaio, e, in questo modo, ricuperò l’antichissima celebrazione della santa Madre di Dio.
Di questa rinnovata festività Paolo VI dice nella ‘Marialis cultus’ che “è destinata a celebrare la parte avuta da Maria nel mistero della salvezza e a esaltare la singolare dignità che deriva per la Madre santa per mezzo della quale abbiamo l’autore della vita” (n. 5).»

(Julián López Martín, l’anno liturgico, 225-226)




Ave Maria, Regina della Pace

Diversi sono i motivi che ci spingono in questo primo giorno dell'anno a riflettere e ad unirci nel rendere grazie al Signore. Il primo dell'anno ci induce a pensare alla brevità della nostra vita. 
Ma questa stessa precarietà ci spinge a santificare il tempo che ci viene concesso come dono, vivendo nella vigilanza tanto raccomandata dalla Parola di Dio. E' la giornata della Pace. E la famiglia, è la custode della pace. «Lavorare per la famiglia, significa lavorare per la pace», affermava il beato Papa Giovanni Paolo II. 
Ci chiediamo forse perché la nostra preghiera per la pace non viene esaudita... 
Non possiamo pretendere che vi sia la pace nella "famiglia delle nazioni" se prima non costruiamo la pace dentro di noi, nelle nostre famiglie e tra i parenti, nelle nostre aggregazioni ecclesiali, nei gruppi parrocchiali. Riusciremo a togliere dal nostro cuore tanta ipocrisia, tante segrete gelosie, tante invidie... i tanti mai palesati egoismi? 
La pace del mondo è la somma della pace tra i singoli come il mare è la somma di gocce di acqua della terra. Gesù, figlio di Dio e di Maria, è venuto a portare la pace. Lei, la Regina della Pace, ci offre il suo Gesù. Principe della pace perché noi tutti impariamo a vivere nella pace con noi stessi, con il prossimo e con il Signore. 
Paolo ci ricorda che siamo figli di Dio e quindi come Lui portatori di pace: Quale responsabilità! I pastori che si recano al presepio, una volta contemplato il Bambino, si sentono invasi da un meraviglioso stupore che ammorbidisce i loro caratteri. Ritornano al loro gregge lodando Dio per tutto quello che hanno visto. Maria conserva tutte queste cose meditandole nel suo animo. E Gesù viene circonciso nell'obbedienza alla Legge. Sembrano cose tanto naturali eppure richiedono una padronanza di se stessi per accettare, con serenità, quanto alla ragione sembra strano...

Omelia a cura dei Monaci Benedettini Silvestrini




lunedì 21 aprile 2014

Testimoni illuminati dallo Spirito - Monaci Benedettini Silvestrini

Gesù risorto appare ripetutamente a testimoni qualificati; la sua presenza, i segni che egli pone, il suo annuncio li conforta, li illumina, li convince definitivamente a credere per farli diventare poi sicuri e invincibili annunciatori della sua risurrezione. 
L'Apostolo Pietro doverosamente è il primo che ascoltiamo oggi. Con intrepido coraggio, dopo le penose passate esperienze, così parla del Risorto agli uomini d'Israele "Voi l'avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l'avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte". 
Ma ecco altre preziose testimoni: Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. 
Alla loro presenza, "Vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve". "Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli". 
Comincia così l'ininterrotta catena di trasmissione del Kèrigma, la "corsa" per l'annuncio gridato al mondo del Cristo risorto, dell'adempimento del progetto divino di salvezza. Così la risurrezione entra nel vivo e nel cuore stesso della storia. 
Diventa la preziosissima eredità della chiesa, che ha il compito di essere sale e lievito per l'intera umanità. Occorrono, ai nostri giorni urgono, testimoni, coraggiosi, credibili e fedeli, che godendo di tutta la ricchezza meritata dal martire divino, sappiano con concretezza additare la via, far uscire i morti dai sepolcri, abbiano il coraggio di scendere anche negli abissi degli inferi per ricondurre a Dio i morti, i dispersi e gli sfiduciati. 
Così la gioia grande dei primi fortunati testimoni della risurrezione si diffonde ovunque e si pregusta e assapora già sulla terra, nella certezza che diventerà pienezza nel Regno di Dio. La speranza cristiana nasce a Pasqua: in Cristo risorto la promessa di Dio è diventata realtà. 
Questa è "la buona notizia della promessa fatta ai nostri padri e che Dio ha compiuto, risuscitando Gesù per noi".
Nella Pasqua la certezza della nostra speranza trova il suo più sicuro ancoraggio e la sorgente della sua energia. Per questo, essa è rinuncia ad ogni sicurezza umana e completo abbandono al mistero dell'amore assoluto di Dio per noi. Cristo, nostra speranza, è risorto!


giovedì 13 marzo 2014

Chiedete, bussate? - Monaci Benedettini Silvestrini

Non è umiliante per noi qualificarci nei confronti di Dio come dei poveri mendicanti. 
Non possiamo fare a meno infatti di confrontare la sua onnipotenza con la nostra estrema povertà. Guidati dalla fede, lo riconosciamo come nostro creatore e Signore, come la fonte inesauribile di ogni bene e come norma sicura per ogni nostro comportamento. 
La nostra esperienza di credenti ci convince che egli è Padre e che ci ama di un amore senza limiti, reso visibile dalla persona di Cristo. La sua presenza tra noi, la sua passione, la sua morte e la sua risurrezione, hanno reso evidente la misericordia divina per noi. 
È da questi principi che traiamo i motivi della nostra fiducia e della nostra preghiera verso il buon Dio. Siamo certi che egli ci ascolta e si prende cura di ciascuno di noi con amore di Padre. 
Gesù viene a confermarci in questa nostra fede: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto». 
Vuole inculcarci innanzitutto la perseveranza nella preghiera e non farla diventare soltanto grida isolate in momenti di emergenza e di estremo bisogno. Dobbiamo pregare sempre, senza stancarci mai, nella consapevolezza che tutta la nostra vita può e deve diventare preghiera, sia quando sediamo comodamente nei banchi di chiesa, sia quando siamo intenti a svolgere le nostre diverse mansioni. 
Alla preghiera delle labbra e del cuore fa seguito quella delle nostre braccia, ancora protese verso Lui. Possiamo e dobbiamo chiedere «qualsiasi cosa» al Signore, ma non dobbiamo mai dimenticarci che egli, sapientemente vuole darci solo «cose buone», proprio come farebbe un buon padre terreno nei confronti dei propri figli. 
Nella preghiera ci deve perciò accompagnare costantemente un umile fiducia e un legittimo sospetto che forse non siamo sempre in grado di chiedere cose buone secondo la visione di Dio e di conseguenza, può capitare, e capita che la risposta di Dio alle nostre preghiere non coincida con le nostre richieste. 
Del resto il primo motivo della nostra preghiera è sempre quello che Gesù stesso ci ha suggerito nel Padre Nostro, che si compia cioè in noi la santissima volontà di Dio. Lo stesso Gesù nel dramma della sua agonia nel Getsèmani così invoca il Padre: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». 
Quel «come vuoi tu», riferito a Dio, dovrebbe risuonare fiduciosamente al termine di ogni nostra richiesta, anche la più urgente!

Monaci Benedettini Silvestrini