1. Precetto rigoroso di Dio.
Amerai il tuo Dio con tutto il cuore, dice Gesù, questo è il primo comandamento e il maggiore di tutti; il secondo comandamento è simile a questo; Amerai il prossimo tuo come te stesso. "Questo è il mio precetto, che vi amiate l'un l'altro; Mio, cioè che mi sta molto a cuore, e differenzia i Cristiani dai pagani. Amatevi come Io ho amato voi... Io dimentico e sacrifico Me stesso per voi: imitatemi”. Lo intendi tu un tale precetto?
2. Regola dell'amore del prossimo.
Tutti sanno che si deve fare agli altri ciò che desideriamo sia fatto a noi; Gesù non disse d'amare il prossimo meno di te, bensì come te stesso. Ma in quale modo si applica? Considera il tuo pensare e il tuo giudicare più male che bene degli altri, le tue mormorazioni, la poca tua tolleranza verso i compagni, il tuo malignare e sofisticare, la difficoltà di compiacere, di aiutare il prossimo... Fai tu agli altri come vuoi sia fatto a te?
3. Ogni persona è prossimo tuo.
Come osi tu deridere, dileggiare, disprezzare chi ha un qualche difetto di corpo o di spirito? Sono tutte creature di Dio, il quale tiene fatto a sé quel che si fa al prossimo. Perché deridi e canzoni chi sbaglia? Non ami tu d'esser compatito? Ma Iddio ti comanda di compatire gli altri. Come ardisci di odiare un nemico? Non pensi, che, con ciò, porti odio a Dio stesso? Ama, fa del bene a tutti; ricordalo; ogni persona è prossimo tuo, è immagine di Dio, redenta da Gesù.
PRATICA: Per amore di Dio, sii compiacente con tutti. Recita di cuore l'atto di carità.
laparola.it
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giovedì 17 ottobre 2013
mercoledì 14 agosto 2013
FRUTTI CHE L'ANIMA CRISTIANA DEVE RIPORTARE DALL'AVER ASSISTITO ALLA S. MESSA
I. Fuga del peccato: potrebbe l'anima cristiana indursi a peccare dopo aver
assistito al sacrificio d'una Vittima divina per la
remissione dei peccati degli uomini, e per questa maniera chiamare sopra di sé
l'ira del Figlio, che Si è sacrificato, e del Padre a Cui se n'è fatta
l'immolazione?
II. Vita di penitenza e di sacrificio: l'anima cristiana, che ha veduto Gesù sacrificare Se stesso per ottenerle la remissione delle colpe da lei commesse, deve pensare che, se Gesù Cristo fece per lei quello a cui essa non poteva bastare, ella non è dispensata perciò dall'aggiungere all'immolazione divina quelle opere di espiazione che si convengono a chi fu peccatore.
III. Perdono di qualsivoglia offesa ricevuta: alla vista dell'Agnello divino, Che S'immola per ottener agli uomini peccatori il perdono delle offese ch'essi fanno alla Maestà divina, avrà il cristiano difficoltà a perdonare le offese ch'egli possa aver ricevuto dai suoi fratelli? Ah! Veramente, chi negasse di perdonare sarebbe indegno d'assistere al grande sacrificio del divino perdono!
IV. Carità ardente, operosa, universale: sia essa ardente, ad imitazione di quella che trasse l'Uomo-Dio a morir sulla croce ed a rinnovare ogni dì sull'altare l'incruento sacrificio. Sia operosa, secondo l'ordinazione divina a questo riguardo; la quale a noi si manifesta specialmente per la natura dei doveri del nostro stato. Quanto poi alla nostra disposizione interiore, essa sia universale.
II. Vita di penitenza e di sacrificio: l'anima cristiana, che ha veduto Gesù sacrificare Se stesso per ottenerle la remissione delle colpe da lei commesse, deve pensare che, se Gesù Cristo fece per lei quello a cui essa non poteva bastare, ella non è dispensata perciò dall'aggiungere all'immolazione divina quelle opere di espiazione che si convengono a chi fu peccatore.
III. Perdono di qualsivoglia offesa ricevuta: alla vista dell'Agnello divino, Che S'immola per ottener agli uomini peccatori il perdono delle offese ch'essi fanno alla Maestà divina, avrà il cristiano difficoltà a perdonare le offese ch'egli possa aver ricevuto dai suoi fratelli? Ah! Veramente, chi negasse di perdonare sarebbe indegno d'assistere al grande sacrificio del divino perdono!
IV. Carità ardente, operosa, universale: sia essa ardente, ad imitazione di quella che trasse l'Uomo-Dio a morir sulla croce ed a rinnovare ogni dì sull'altare l'incruento sacrificio. Sia operosa, secondo l'ordinazione divina a questo riguardo; la quale a noi si manifesta specialmente per la natura dei doveri del nostro stato. Quanto poi alla nostra disposizione interiore, essa sia universale.
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