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giovedì 17 ottobre 2013

LA CARITÀ VERSO IL PROSSIMO

1. Precetto rigoroso di Dio.

Amerai il tuo Dio con tutto il cuore, dice Gesù, questo è il primo comandamento e il maggiore di tutti; il secondo comandamento è simile a questo; Amerai il prossimo tuo come te stesso. "Questo è il mio precetto, che vi amiate l'un l'altro; Mio, cioè che mi sta molto a cuore, e differenzia i Cristiani dai pagani. Amatevi come Io ho amato voi... Io dimentico e sacrifico Me stesso per voi: imitatemi”. Lo intendi tu un tale precetto?

2. Regola dell'amore del prossimo.

Tutti sanno che si deve fare agli altri ciò che desideriamo sia fatto a noi; Gesù non disse d'amare il prossimo meno di te, bensì come te stesso. Ma in quale modo si applica? Considera il tuo pensare e il tuo giudicare più male che bene degli altri, le tue mormorazioni, la poca tua tolleranza verso i compagni, il tuo malignare e sofisticare, la difficoltà di compiacere, di aiutare il prossimo... Fai tu agli altri come vuoi sia fatto a te?

3. Ogni persona è prossimo tuo.

Come osi tu deridere, dileggiare, disprezzare chi ha un qualche difetto di corpo o di spirito? Sono tutte creature di Dio, il quale tiene fatto a sé quel che si fa al prossimo. Perché deridi e canzoni chi sbaglia? Non ami tu d'esser compatito? Ma Iddio ti comanda di compatire gli altri. Come ardisci di odiare un nemico? Non pensi, che, con ciò, porti odio a Dio stesso? Ama, fa del bene a tutti; ricordalo; ogni persona è prossimo tuo, è immagine di Dio, redenta da Gesù.

PRATICA: Per amore di Dio, sii compiacente con tutti. Recita di cuore l'atto di carità.



laparola.it




mercoledì 14 agosto 2013

FRUTTI CHE L'ANIMA CRISTIANA DEVE RIPORTARE DALL'AVER ASSISTITO ALLA S. MESSA

I. Fuga del peccato: potrebbe l'anima cristiana indursi a peccare dopo aver assistito al sacrificio d'una Vittima divina per la remissione dei peccati degli uomini, e per questa maniera chiamare sopra di sé l'ira del Figlio, che Si è sacrificato, e del Padre a Cui se n'è fatta l'immolazione?

II. Vita di penitenza e di sacrificio: l'anima cristiana, che ha veduto Gesù sacrificare Se stesso per ottenerle la remissione delle colpe da lei commesse, deve pensare che, se Gesù Cristo fece per lei quello a cui essa non poteva bastare, ella non è dispensata perciò dall'aggiungere all'immolazione divina quelle opere di espiazione che si convengono a chi fu peccatore.

III. Perdono di qualsivoglia offesa ricevuta: alla vista dell'Agnello divino, Che S'immola per ottener agli uomini peccatori il perdono delle offese ch'essi fanno alla Maestà divina, avrà il cristiano difficoltà a perdonare le offese ch'egli possa aver ricevuto dai suoi fratelli? Ah! Veramente, chi negasse di perdonare sarebbe indegno d'assistere al grande sacrificio del divino perdono!

IV. Carità ardente, operosa, universale: sia essa ardente, ad imitazione di quella che trasse l'Uomo-Dio a morir sulla croce ed a rinnovare ogni dì sull'altare l'incruento sacrificio. Sia operosa, secondo l'ordinazione divina a questo riguardo; la quale a noi si manifesta specialmente per la natura dei doveri del nostro stato. Quanto poi alla nostra disposizione interiore, essa sia universale.