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sabato 2 giugno 2012

il 10 giugno colletta in tutte le chiese

La gara di solidarietà è partita in tutto il paese e la Chiesa italiana si mobilita per stare accanto all’Emilia ferita. Se infatti lo stato d’emergenza assegna alla Protezione Civile il coordinamento degli interventi per gli sfollati, sul territorio le Caritas delle diocesi emiliane colpite (oltre a Modena, Ferrara, Reggio Emilia, Bologna) hanno deciso di prestare soccorso e reclutare volontari dopo l’aggravarsi della situazione nelle ultime 48 ore. E, per sostenere la popolazione, la Presidenza della Conferenza episcopale italiana ha lanciato ieri una colletta nazionale per il 10 giugno.
«La Presidenza della Cei – si legge nel comunicato – dopo aver messo a disposizione un milione di euro proveniente dai fondi dell’otto per mille, indice una colletta nazionale da tenersi in tutte le chiese domenica 10 giugno, solennità del Corpus Domini».

Inoltre, dopo l’aggravarsi della situazione, martedì la Caritas italiana ha messo a disposizione delle Caritas emiliane 100mila euro e ha rafforzato la sua presenza inviando operatori nelle aree colpite per affiancare la delegazione regionale Caritas dell’Emilia Romagna collaborando nel coordinamento dell’emergenza di queste ore. Il direttore nazionale dell’organismo pastorale della Cei don Francesco Soddu è tornato più volte in questi giorni sui luoghi del terremoto per manifestare solidarietà e vicinanza. Intanto alla delegazione emiliana della Caritas stanno pervenendo aiuti spontanei.

«Sono soprattutto generi di prima necessità – spiega il delegato emiliano Gianmarco Marzocchini – come viveri, pannolini, coperte. Li stiamo immagazzinando in un capannone nel polo industriale di Finale Emilia messo a disposizione da un’azienda. Naturalmente invitiamo chi intende effettuare donazioni o mandare aiuti a contattare prima la propria Caritas diocesana in modo da evitare invii indiscriminati. L’obiettivo è organizzare risposte mirate».

Sempre a Finale Emilia il vecchio seminario, scelto come Centro di coordinamento prima della scossa del 29 maggio, attende di essere sottoposto a nuove verifiche. Nel frattempo si sta predisponendo una struttura mobile accanto all’edificio per ospitare la Caritas.

«Tutti i nostri volontari – prosegue Marzocchini – sono impegnati a distribuire generi di prima necessità a chi ha più bisogno. La priorità va alle famiglie più povere che seguivamo anche prima del sisma, ma ora che la situazione è completamente mutata, dovremo monitorare i bisogni nei campi. Solo per capire quanti hanno perso casa e lavoro occorrerà aspettare qualche giorno»

Continua intanto la raccolta fondi. Da tutta Italia e dall’estero anche le Caritas continuano a far pervenire messaggi di solidarietà e disponibilità a sostenere gli interventi in atto. Ieri la Caritas italiana, che sollecita la piena collaborazione con le diocesi colpite in stretto collegamento con la delegazione regionale, ha reso noto che chi vuole inviare aiuti materiali o rendersi disponibile come volontario può scrivere una e-mail a emergenzaitalia@caritasitaliana.it
. Entro qualche giorno, con il quadro più chiaro, arriveranno indicazioni più dettagliate anche per quanto riguarda i volontari.

«Considerando che le necessità e i bisogni anche di ripresa del tessuto produttivo e di riaggregazione comunitaria si protrarranno nel tempo – conclude Marzocchini – è necessario coordinare e programmare al meglio ogni intervento».

Infine la Lega calcio di serie B ha deciso di devolvere alla Caritas parte degli incassi delle gare di play off e play out alle popolazioni colpite dal terremoto nell’ambito delle iniziative collegate all’iniziativa «B Solidale».


fonte:  Avvenire  30 maggio 2012 

martedì 15 maggio 2012

Papa Benedetto XVI ricorda al Parlamento tedesco le radici cristiane che hanno fatto grande l’Europa.


Senza il cristianesimo non ci sarebbero, ad esempio, l'idea dei diritti umani, l'idea dell'uguaglianza di tutti gli uomini, l'inviolabilità della dignità umana e la responsabilità degli uomini per il loro agire

di Giacomo Samek Lodovici

In uno dei passaggi del suo discorso al Parlamento Federale Tedesco, Benedetto XVI ha richiamato un nucleo fondamentale del patrimonio culturale dell'Europa: «Sulla base della convinzione circa l'esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l'idea dei diritti umani, l'idea dell'uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell'inviolabilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire».
Questo elenco, breve (si potrebbe allungare) ma fondamentale, dovrebbe essere tenuto presente da tutti coloro che accusano il cristianesimo di essere stato e di essere tuttora causa di arretramento culturale e sociale, o comunque da coloro che misconoscono le radici cristiane dell'Europa, non rendendosi conto che non possiamo non dirci cristiani, nemmeno nei casi in cui non siamo credenti, dato che il cristianesimo è stato il tronco (non l'unico, ma quello più importante) da cui sono rampollati e da cui sono stati irrorati i valori decisivi per la buona convivenza. Infatti, la dignità di ogni essere umano, i diritti umani, l'uguaglianza di fronte alla legge e la responsabilità personale sono le pietre angolari per edificare una società non predatoria bensì civile, non sottomessa alla legge del più forte bensì veramente a misura d'uomo.

Alcuni di questi valori sono conoscibili senza presupporre l'esistenza di Dio, altri no (e vengono ricevuti e riaffermati da chi li ha ereditati da secoli di cristianesimo), ma non è qui rilevante delucidare quali. Ciò che qui preme è sottolineare l'importanza cruciale del cristianesimo, che li ha enunciati, proclamati, promossi, ancorché talvolta sia stato tradito anche da alcuni cristiani tralignanti (ma meno di quanto affermino certe leggende nere).
In effetti, la convinzione dell'esistenza di un Dio creatore, iniziata col giudaismo e poi approfondita dal cristianesimo, implica che ogni essere umano, nessuno escluso, sia da Dio voluto, creato e chiamato ad una comunione amorosa con sé, il che conferisce ad ognuno una dignità incommensurabile ed inviolabile. Ad ognuno: dunque anche alle donne, che erano disprezzate da quasi tutti i popoli precedenti, e lo sono tuttora quasi in ogni luogo in cui il cristianesimo non sia pervenuto in modo significativo; dunque anche ai bambini, che in moltissimi luoghi e situazioni venivano uccisi neonati a migliaia e che a tutt'oggi sono ancora uccisi, prima e dopo la nascita, e spesso solo perché di sesso femminile.


Inoltre, se ognuno è creato da un Dio che è Padre, allora siamo in un certo senso fratelli. Così, le differenze tra di noi ci sono ed in certi casi sono benefiche (per esempio la differenza sessuale, quella degli interessi, delle capacità innate e perciò delle specializzazioni, ecc.), nondimeno siamo pari in dignità e pertanto uguali di fronte alla legge ed il ruolo sociale diverso non dev'essere il criterio di giudizio di un tribunale.

Ancora, se abbiamo tutti una dignità inviolabile e se siamo uguali di fronte alla legge, ci è dovuto il riconoscimento di alcuni diritti, quelli che concernono beni come la vita, la libertà di agire e di espressione, la proprietà, ecc. infatti, se questi beni ci vengono negati la nostra dignità viene calpestata.

Infine, proponendo all'uomo la comunione amorosa con sé, Dio lo crea libero, perché un amore costretto è impossibile (sarebbe schiavitù o servilismo). Perciò, l'uomo non è un ingranaggio del Fato, non agisce necessariamente sulla base dei suoi istinti, è solo in parte condizionato dalla società, può agire liberamente, dunque è responsabile delle sue azioni e delle sue violazioni.

di Giacomo Samek Lodovici
Fonte: Avvenire, 24/09/2011


giovedì 10 maggio 2012

Nella devozione a Wojtyla scorre un fiume di Grazia

«Grazie a Dio di averti messo sulla mia strada, di avermi fatto udire quelle parole: non abbiate paura aprite le porte a Cristo! Quando apri il tuo cuore a Lui non hai più paura, tutto acquista un valore diverso, anche la prova, anche il dolore». E poi: «grazie per la grandezza dei sentimenti che ci hai trasmesso, che riesci a comunicarci sempre».

E ancora: «grazie per tutti i doni che hai fatto, fai e farai a tutta l’umanità attraverso la tua dolce intercessione». Ad un anno dalla beatificazione di Giovanni Paolo II, nelle moltissime testimonianze che continuano ad arrivare al postulatore della Causa di beatificazione, quel «grazie» rivolto a Dio, o con tono familiare al «caro papà», si ripete incessante. Quasi all’unisono. Come quel saluto finale: «ti voglio bene», «un forte abbraccio», detto con commozione.

Parole di affetto e di gratitudine che accomunano credenti che hanno ottenuto dal Papa beato aiuto e protezione, ma anche tante persone che proprio grazie al suo esempio hanno ritrovato la fede. «Ti ringrazio Karol per avere ascoltato la nostra preghiera ed aver presentato all’Altissimo il nostro desiderio di avere un figlio», scrive Gianna Pedroni, una delle tante mamme che hanno testimoniato di avere ricevuto «la grazia di un figlio» proprio per intercessione di Giovanni Paolo II. Ma sono anche numerose le lettere delle persone che ringraziano papa Wojtyla perché i loro cari, «inspiegabilmente per la scienza», sono guariti da gravi malattie, come testimonia per esempio Annarita Miroglio da Genova.

È un altro tipo guarigione quella che invoca invece Marcella Biribò: «ogni giorno – scrive – chiedo a Dio tramite la tua intercessione, che lo sguardo di Dio si posi e scaldi il cuore degli uomini soprattutto quelli lontani da Lui. Solo nel suo abbraccio è gioia piena». La stessa gioia che ha ritrovato Maria Vadalà. «Grazie a te – racconta – ho sperimentato l’amore di Dio, ho avuto questo grande dono della fede, ho dato un senso alla mia vita». «La fede dell’uomo – scrive poi Tommaso Diego – non è perfetta e costante, non è libera da domande, dubbi, ripensamenti. Tu, però, sei riuscito a farmi capire di non aver paura di cercare, di domandare e di trovare dentro me stesso quel filo che ci unisce con Dio Padre».

Storie di fede, dunque, che spesso si è rafforzata proprio in occasione della beatificazione. Come è accaduto a Ernesto Sallese, che ricorda: «caro Papà, il 1 maggio 2011 ero lì con te in piazza: ora mi sento più ricco nel cuore e avverto una enorme sicurezza in me, la sicurezza del coraggio di sentirmi cristiano, di non sentirmi mai più solo nell’abbraccio di Gesù misericordioso che Tu mi hai insegnato. È la stessa sicurezza e forza che Gesù ha mostrato nella Sua sofferenza e Tu nella Tua. Vivo nel Tuo ricordo. Grazie Amico, Fratello e Padre».

Tra le testimonianze di affetto e gratitudine, non mancano ovviamente quelle dei giovani, che delle parole di incoraggiamento di Giovanni Paolo II oggi più che mai hanno tanto bisogno. E vi si aggrappano con forza per non soccombere. «Grazie perché mi hai dato il coraggio di non avere paura quando la paura stava di nuovo per sconfiggermi», scrive Annalinda Monticelli, dopo essersi laureata.

«Grazie per la tua intercessione e per il tuo grande amore che mi sorride sempre e mi incoraggia sempre, anche se – aggiunge poi – è tanto difficile vivere per noi giovani con le prospettive che ci sono date dal mondo di oggi». «Il calore di padre di Giovanni Paolo II – racconta poi Caterina Cicerone – il suo voler essere sempre accanto a noi giovani come Guida, come Testimone dell’Amore di Cristo ha cambiato la mia vita e quella di molti miei coetanei. Ancora oggi lo sento vicino nella mia vita e nella preghiera. Grazie di averci insegnato a "non avere paura"».

Fonte: Avvenire