mercoledì 23 gennaio 2013

“Beati i poveri di spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli” (Mt 5,3) - S. Vincenzo Pallotti


 Il mio divin Figliolo Gesù ai suoi discepoli e al numeroso popolo che famelico del pane celeste della sua divina parola lo seguiva, così parlò: “Beati i poveri di spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli”.

Il mio Figliolo volle dire che la vera beatitudine si consegue nel tenere il cuore distaccato dai beni terreni. Giungeranno infatti a possedere il Regno dei Cieli coloro che sono veramente distaccati dai beni terreni per unirsi al vero bene che è Iddio.

Ora, con affetto materno voglio che tu avverta che le massime del mondo, mondo che si stima illuminato e sapiente, sono contrarie a quelle di Gesù che è la Sapienza del Padre.

Pensa che il mondo, che vive nelle tenebre dell’eterna perdizione, chiama beati coloro che hanno il loro cuore occupato nelle ricchezze della terra, e che procurano di aumentarle, e che ne usano in modo così disordinato da dimenticare perfino l’affare importantissimo della salvezza della loro anima.

Al contrario, come insegna a tutti il discepolo diletto Giovanni, mio devoto: il mio Figliolo divino è luce di paradiso che illumina ogni uomo che vive nel mondo (Gv 1).

I suoi insegnamenti sono un saggio della sapienza infinita.

Chi segue le sue dottrine vive nella luce della verità, e si dispone a contemplare perpetuamente e a godere i tesori della infinita Sapienza, della Verità eterna.

Rifletti: il mio cuore materno esulta in Dio per la grazia che il Padre celeste ti ha concesso di ricordarti oggi, per mezzo mio, quella dottrina di paradiso insegnata con amore infinito dal mio Figliolo per assicurare alle anime il possesso eterno del Paradiso. Ti impegnerai perciò a profittare di questa grazia.

Ma se ti accadesse di sentire, fra i rigori della povertà, più gravoso il peso dell’umanità, pensa, figlio a questo: l’Altissimo ha già veduto, nella luce inaccessibile della sua infinita Sapienza che la penuria dei beni temporali sarebbe stata opportuna ai poveri figli di Adamo per tenere il cuore più distaccato dalla terra e più indirizzato al cielo.

Ed ha anche già veduto che il maggior numero dei suoi seguaci egli lo avrebbe trovato fra i poverelli che sono nel mondo; e perciò, onde animarli tutti ad amare la povertà del loro stato, lui, con amore infinito, si è fatto povero, è nato povero, è vissuto povero, è morto povero.

Ha scelto per Madre me, ma povera, per padre putativo Giuseppe, ma povero, gli Apostoli, ma poveri, ed ha formato sempre le sue più care delizie fra i poverelli.

Per questo, o figlio, voglio che tu nella tua povertà non perda i tesori della povertà di Gesù Cristo. Egli con amore infinito ha abbracciato la povertà estrema non solo per esserne perfetto esemplare, ma ancora per acquistare alle anime redente un sacro diritto di avere tutti quegli aiuti della grazia che sono necessari per soffrire con merito il peso della povertà

Non ricuserai perciò di ricorrere sempre a me con fiducia filiale, ed io, con affetto materno, ti aiuterò ad offrire al Padre celeste i meriti infiniti della povertà del mio figliolo Gesù.

La virtù dell’Altissimo discenderà sopra di te, vivrai sempre paziente, anche nella più estrema povertà, e non farai mai un lamento ingiurioso contro la Divina Provvidenza".

S. Vincenzo Pallotti, da "Maria ci parla".


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