sabato 2 febbraio 2013

Ven. Paolo VI, L'AGGIORNAMENTO NON E' OSSEQUIO AL TRASFORMISMO O ROTTURA, MA CONTINUITA' NELLA TRADIZIONE – 12 agosto1970

Aggiornamento nella fedeltà: programma post-conciliare

La religione? La religione deve essere rinnovata. Questa è la persuasione di tutti coloro che oggi ancora si occupano di religione, siano essi fuori della sua espressione concreta: una fede, un’osservanza, una comunità; o siano invece all’interno d’una professione, o di una discussione religiosa. Tutto sta a vedere che cosa s’intenda per rinnovamento. Bisogna rinnovare la propria coscienza religiosa. Questa è piuttosto una questione, che un’obiezione: ma è questione polimorfa, polivalente; cioè si presenta sotto aspetti molto diversi, con principi, metodi di studio, conclusioni differenti e facilmente opposti fra loro. Il rinnovamento religioso può essere concepito come un processo continuo di perfezionamento, ovvero come un processo sbrigativo di dissoluzione, oppure come un tentativo di interpretazione nuova, secondo dati criteri.

TEMA DI SPECIALE ATTUALITÀ
Il tema è attuale. Tutti abbiamo accolto la parola prestigiosa di «aggiornamento», come un programma; programma del Concilio e del Post-Concilio; programma personale e comunitario. Segno evidente che proprio nel cuore della ortodossia deve agire, come un fermento vitale (Cfr.Matth. 13, 33), l’impulso della vita nuova, il respiro animatore della coscienza, la tensione morale, l’espressione attuale e, come l’amore, sempre originale. La religione è vita, e, come la nostra vita biologica, dev’essere soggettivamente in un continuo ricambio, in una continua purificazione, in un continuo accrescimento. Tutta la disciplina dello spirito ce lo ricorda; S. Paolo non cessa di ripeterlo: «l’uomo interiore si rinnovella di giorno in giorno» (2 Cor. 4, 16); «spogliatevi dell’uomo vecchio, il quale per le passioni ingannatrici si corrompe; e rinnovatevi nello spirito della vostra mentalità; e rivestitevi dell’uomo nuovo» (Eph. 4, 22-23); anzi «procuriamo di crescere per ogni verso in Lui (Cristo)» (Eph. 4, 15), sempre «progredendo nella scienza di Dio» (Col. 1, 10), eccetera.

RINNOVAMENTO INTERIORE
Questa incessante esortazione significa molte cose, che ci offrono la visione genuina del fatto religioso: significa che esso nasce da piccoli inizi e che deve svilupparsi (ricordate le parabole del seme?) (Luc. 8, 5, 11; ecc.); significa che anch’esso è soggetto a decadenza e perversione (ricordate la polemica di Cristo con i Farisei?) (Matth. 23, 14 ss.); significa che è spesso bisognoso di riforma, e sempre di perfezionamento, e che solo nella vita futura raggiungerà la sua pienezza. Tutto questo è noto ai discepoli della Parola divina, e della scuola della liturgia e della vita ecclesiale. Perciò volentieri accettiamo «l’aggiornamento», e cerchiamo d’interpretarne il significato e di accoglierne le conseguenze rinnovatrici. Prima nell’interno delle anime (Eph. 4, 23); e poi, se occorre, nelle leggi esteriori.
Ma questo rinnovamento non è senza pericolo. Anzi non è senza pericoli. Il primo pericolo è quello del cambiamento, voluto per se stesso, o in ossequio al trasformismo del mondo moderno. Del cambiamento incoerente con la tradizione irrinunciabile della Chiesa. La Chiesa è la continuità di Cristo nel tempo. Noi non possiamo staccarci da essa, come un ramo, che vuole esplodere nei nuovi fiori della primavera, non può staccarsi dalla pianta, dalla radice, donde trae la sua vitalità. Questo è uno dei punti capitali della storia contemporanea del cristianesimo: è un punto decisivo: o dell’adesione fedele e feconda con la tradizione autentica e autorevole della Chiesa, ovvero del taglio mortale da esso. Il contatto normale con Cristo non può avvenire per chi voglia rifarsi a lui secondo vie di propria elezione, creando un vuoto dottrinale e storico fra la Chiesa presente e l’annuncio primitivo del Vangelo. «Lo Spirito soffia dove vuole» (Io. 3, 8); sì l’ha detto il Signore; ma il Signore ne ha lui stesso istituito un veicolo conduttore: « ricevete lo Spirito Santo », ha pur detto il Signore risorto ai suoi discepoli, «i peccati di coloro a cui li avrete rimessi, saranno perdonati, e quelli di coloro a cui li avrete ritenuti, saranno ritenuti» (Io. 20, 23). Cristo, certamente, rimane l’unica sorgente, l’unica «vera vite»; ma la sua linfa giunge a noi attraverso i tralci vitali germinati da quella (Cfr. Io. 15, 1 ss.; Luc. 10, 16).

CONTINUITÀ DI SVILUPPO
La Chiesa non è un diaframma divisorio, che interpone una distanza, un impedimento dogmatico e legale fra Cristo e il suo seguace del secolo ventesimo; è il canale, è il tramite, è lo sviluppo normale che unisce; è la garanzia dell’autenticità, dell’immediatezza della presenza di Cristo fra noi. «Sono con voi . . .», ha detto Cristo congedandosi dagli Undici e aprendo davanti ad essi la successione dei tempi, «fino alla consumazione del secolo» (Matth. 28, 20). Non si può ideare un cristianesimo nuovo per rinnovare il cristianesimo; bisogna essergli tenacemente fedeli. E questa stabilità nell’essere, con questa sua continuità nel movimento e nello sviluppo, questa coerenza esistenziale, propria d’ogni essere vivente, non si può qualificare reazionaria, oscurantista, arcaica, sclerotica, borghese, clericale, o con altro titolo dispregiativo, come pur troppo certa moderna letteratura la definisce, per la fobia di tutto ciò che è del passato, o per la diffidenza di tutto ciò che il magistero della Chiesa fa oggetto di fede; la verità è così: rimane; la Realtà divina, che in essa si contiene, non si può modellare a piacimento, s’impone. Questo è il mistero: chi ha la fortuna di entrarvi mediante la fede e la carità, ne gode indicibilmente; ha qualche ineffabile esperienza della effusione dello Spirito Santo. Chiederà qualcuno: ma allora non v’è più nulla da rinnovare? L’immobilismo diventa legge. No: la verità rimane, ma esigente: bisogna conoscerla, bisogna studiarla, bisogna purificarla nelle sue espressioni umane: quale rinnovamento tutto questo comporta!
La verità rimane, ma è feconda: nessuno può mai dire d’averla tutta compresa e definita nelle formule che pure nel loro significato restano intangibili; essa può presentare aspetti ancora meritevoli di ricerca; essa proietta luce su campi diversi, che interessano il progresso della nostra dottrina; la verità rimane, ma ha bisogno di divulgazione, di traduzione, di formulazione relativa alla capacità comprensiva dei suoi alunni, e questi sono gli uomini di diversa età, di diversa cultura, di diversa civiltà. La religione ammette perciò perfezionamento, incremento, approfondimento, una scienza sempre tesa nella sublime fatica d’una qualche migliore comprensione, o d’una qualche più felice formulazione. Un pluralismo, allora? Sì, un pluralismo, che tenga conto delle raccomandazioni del Concilio (Cfr.A.A.S. 54 (1962), pp. 790, 792) e purché riferito ai modi, con cui le verità della fede sono enunciate, non al contenuto, come affermò con tanta forza e con tanta chiarezza il nostro venerato Predecessore Papa Giovanni XXIII, nel celebre discorso d’apertura del Concilio (Optatam totius, 16; Gravissimum educationis, 7, 10), riferendosi tacitamente, ma evidentemente, alla classica formula del «Commonitorium» di S. Vincenzo di Lérins (†450): le verità della fede possono essere espresse in modo diverso, purché «con lo stesso significato» (Cfr. DENZ-SCH., 2802). Il pluralismo non deve generare dubbi, equivoci o contraddizioni; non deve legittimare un soggettivismo di opinioni in materia dogmatica, che comprometterebbe l’identità e quindi l’unità della fede: progredire, sì, arricchire la cultura, favorire la ricerca; demolire, no.

IL CAMMINO DELLA CHIESA
Dovremmo dire di tante altre cose in tema di rinnovamento religioso, sul progresso teologico, ad esempio, sulle relazioni fra la dottrina religiosa e l’ambiente, sia storico, che culturale (tema oggi molto sentito e molto delicato), sugli insegnamenti morali della Chiesa e i costumi mutevoli degli uomini; ecc. Ma sia sufficiente l’accenno ora fatto a questo grande tema del rinnovamento religioso, affinché anch’esso sia oggetto di qualche vostra stimolante riflessione, e faccia a voi apprezzare lo sforzo che la Chiesa in questi anni sta facendo, con sofferta fedeltà e con pastorale bontà, per dare alla fede la sua gelosa custodia e la sua amorosa apertura. Ed anche affinché ai maestri della fede, Vescovi, Teologi, Catechisti, non manchi la vostra adesione e la vostra riconoscenza. 
Con la Nostra Benedizione Apostolica.



Nessun commento: