domenica 10 febbraio 2013

Liber de veritate catholicae fidei, I, 6 - Tommaso d'Aquino


Prestando fede a queste verità, che la ragione umana non è in grado di controllare, non si fa un atto di leggerezza, quasi prestando fede a dotte favole. Poichè la stessa sapienza divina, che tutto conosce in modo completo, si degnò di rivelare i suoi segreti agli uomini; mostrando il suo intervento e la verità del suo insegnamento e della sua ispirazione con argomenti adatti: confermando cioè cose che sorpassano la conoscenza naturale con opere visibili superiori alle capacità di tutta la natura. Vale a dire con la guarigione prodigiosa di malattie, con la risurrezione dei morti, con le mutazioni miracolose dei corpi celesti, così da riempire col dono dello Spirito Santo uomini ignoranti e semplici, facendo loro conseguire all'istante somma sapienza ed eloquenza.

In considerazione di ciò, per l'efficacia delle prove suddette e non già per violenza di armi, nè per attrattiva di piaceri e, cosa mirabilissima, in mezzo alla tirannia dei persecutori, una turba innumerevole non solo di persone semplici, ma anche di uomini sapientissimi, abbracciò la fede cristiana; nella quale vengono predicate cose che trascendono qualsiasi intelletto umano, mentre insegna a tener a freno i piaceri della carne, e a disprezzare tutte le cose del mondo. Ora, l'adesione degli animi dei mortali a queste cose è insieme il più grande dei miracoli, ed esige l'intervento manifesto dell'ispirazione divina, per disprezzare le cose visibili nel solo desiderio di quelle invisibili. E questo non avvenne improvvisamente o per caso, ma per disposizione divina, come è evidente dalla predizione fattane in precedenza dagli oracoli di molti profeti, i cui libri sono stati conservati religiosamente fino a noi, come testimonianza della nostra fede.

Questa mirabile conversione del mondo alla fede cristiana è SEGNO CERTISSIMO degli antichi miracoli, così da non essere necessaria la loro ripetizione, apparendo così EVIDENTI NEI LORO EFFETTI. Sarebbe infatti il più strepitoso dei miracoli, se il mondo fosse stato indotto a credere cose tanto ardue, a compiere azioni tanto difficili e sperare cose tanto alte da uomini semplici e poveri, senza prodigi mirabili.

Tommaso d'Aquino, Liber de veritate catholicae fidei, I, 6



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