giovedì 6 giugno 2013

Un perdono che non è solo una parola

Per mezzo dello Spirito Santo la Chiesa continua l’opera di Cristo che consiste nel riconciliare il mondo con lui. In tutte le epoche la Chiesa è la comunità dei fedeli che si sono riconciliati con Dio, la comunità di coloro che hanno ricevuto la riconciliazione voluta dal Padre e ottenuta mediante il sacrificio del suo Figlio.

La struttura fondamentale del sacramento della Penitenza diventa particolarmente chiara nella forma che aveva nella Chiesa antica. Tutta la Chiesa partecipa al processo penitenziale.

Tutti accompagnano il peccatore intercedendo e pregando per lui e sostengono la sua volontà di convertirsi. Al sacerdote, quale rappresentante dell’unità della Chiesa e in cui agisce Cristo capo della Chiesa, spetta l’attuazione autoritativa della riconciliazione o della promessa del perdono mediante l’assoluzione. La prassi penitenziale della Chiesa, nelle sue molteplici forme che si sono succedute nei secoli, ha sempre trovato il suo vertice nel sacramento della Penitenza, segno sacramentale della salvezza, operata dalla morte e risurrezione di Gesù e da lui donata alla Chiesa con l’effusione del suo Spirito.

Il sacramento della confessione si rivela in tal modo necessario non soltanto per ottenere il perdono dei peccati commessi dopo il battesimo, ma anche per assicurare autenticità e profondità alla virtù della penitenza come atteggiamento cristiano e alle diverse pratiche penitenziali della vita cristiana.

Mediante il sacramento della confessione, infatti, lo stesso Spirito Santo effuso da Gesù continua ad agire e a ricreare il cuore dei fedeli, diventando legge di vita per un’esistenza convertita e penitente.

A evitare una certa disistima nei confronti della Confessione, la Chiesa ci ricorda che il frutto di questo sacramento non è solo la remissione dei peccati: «Esso opera una autentica “risurrezione spirituale”, restituisce la dignità e i beni della vita dei figli di Dio, di cui il più prezioso è l’amicizia con Dio» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1468). Come efficacemente ha insegnato Benedetto XVI (Omelia nella solennità di Pentecoste, 15 maggio 2005) «il sacramento della penitenza è uno dei tesori preziosi della Chiesa, perché nel perdono si compie il vero rinnovamento del mondo.

Nulla può migliorare nel mondo, se il male non è superato. E il male può essere superato soltanto con il perdono. Certamente, deve essere un perdono efficace. Ma questo perdono può darcelo solo il Signore. Un perdono che non allontana il male solo a parole, ma realmente lo distrugge. Ciò può avvenire soltanto con la sofferenza ed è realmente avvenuto con l’amore sofferente di Cristo, dal quale noi attingiamo il potere del perdono» .

di  Gerhard Ludwig Müller

(©L'Osservatore Romano 18 novembre 2012)

Nessun commento: