mercoledì 19 giugno 2013

"LA CHIESA DEVE PARLARE DEL DEMONIO" – Cardinale Georges Cottier

La Chiesa deve parlare del demonio. Peccando, l'angelo decaduto non ha perso ogni potere che aveva, secondo il piano di Dio, nel governo del mondo.
Ormai usa questo potere per il male.
Il Vangelo di Giovanni lo chiama "il principe di questo mondo" (Gv 12,31) e nella prima Epistola dello stesso Giovanni si legge: "Tutto il mondo giace nel potere del Maligno" (Gv 5,19). Paolo parla della nostra battaglia contro le potenze spirituali (cfr. Ef. 6,10-17). Possiamo anche rimandare all' Apocalisse.
Abbiamo da combattere contro forze del male non soltanto umane ma sopraumane nella loro origine ed ispirazione: basta pensare a Auschwitz, ai massacri di popoli interi, a tutti i crimini orrendi che si commettono, agli scandali dei quali sono vittime i piccoli e gli innocenti, al successo delle ideologie di morte, ecc..
È opportuno ricordare alcuni principi. Il male del peccato è fatto da una volontà libera.
Dio solo può penetrare nel cuore profondo della persona, il demonio non ha il potere di entrare in questo sacrario. Agisce soltanto all'esterno, sull'immaginazione e sugli affetti di radice sensibile.
Inoltre, la sua azione è limitata dal permesso di Dio onnipotente.
Il diavolo opera generalmente attraverso la tentazione e l'inganno, è mentitore (cfr. Gv 8,44).
Può ingannare, indurre all'errore, illudere e, probabilmente più che suscitare, può assecondare i vizi e i germi di vizi che sono in noi.
Nei Vangeli sinottici, la prima apparizione del demonio è la tentazione nel deserto, quando sottopone a varie incursioni Gesù (cfr. Mt 4, 11 e Lc 4,1-13).
Questo fatto è di grande importanza.
Gesù guariva malattie e patologie.
Si riferiscono nell'insieme al demonio, perché tutti i disordini che affliggono l'umanità sono riducibili al peccato, del quale il demonio è istigatore. Fra i miracoli di Gesù ci sono liberazioni da possessioni diaboliche, nel senso preciso.
Vediamo in particolare in san Luca che Gesù comanda ai demoni che lo riconoscono come il Messia.
Il demonio è molto più pericoloso come tentatore che attraverso segni straordinari o straordinarie manifestazioni esteriori, perché il male più grave è il peccato.
Non a caso nella preghiera del Signore, domandiamo: Non ci indurre in tentazione. Contro il peccato, il cristiano può lottare vittoriosamente con la preghiera, la prudenza, nell'umiltà conoscendo la fragilità della libertà umana, il ricorso ai sacramenti, prima di tutto della Riconciliazione e dell'Eucaristia.
Deve anche chiedere allo Spirito Santo il dono di discernimento, sapendo che i doni dello Spirito Santo sono ricevuti con la grazia del Battesimo.
San Tommaso e San Giovanni della Croce affermano che abbiamo tre tentatori: il demonio, il mondo (lo ravvisiamo certamente nella nostra società), noi stessi, ossia l'amor proprio.
San Giovanni della Croce sostiene che il tentatore più pericoloso siamo noi stessi perché ci inganniamo da soli.
A fronte dell'inganno, è da auspicare nei fedeli cattolici una sempre più profonda conoscenza della dottrina cristiana. Si deve promuovere l'apostolato per il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, di straordinaria utilità per combattere l'ignoranza. Il demonio forse è fautore di questa ignoranza: distrarre l'uomo da Dio è una grande perdita che si può arginare promuovendo un congruo apostolato nei mezzi di comunicazione sociale, in particolare televisivi, considerando la quantità di tempo che molte persone spendono nel seguire i programmi della televisione, sovente dai contenuti culturalmente inconsistenti o immorali.
Anche contro gli uomini di Chiesa si scatena l'azione del diavolo: nel 1972, il Sommo Pontefice Paolo VI parlò del "fumo di Satana entrato nel tempio di Dio", alludendo ai peccati dei cristiani, allo svilimento della moralità dei costumi e alle decadenze (consideriamo la storia degli Ordini e delle Congregazioni religiose, nei quali si è sempre sentita l'esigenza di riforme per reagire alla decadenza), al cedimento nelle tentazioni nella ricerca della carriera, del denaro e della ricchezza nei quali possono incorrere gli stessi membri del Clero, commettendo peccati che danno scandalo.
L'esorcista può essere un Buon Samaritano - ma non è il Buon Samaritano - poiché il peccato è una realtà più grave.
Un peccatore che rimane fissato nel suo peccato è più misero di un possesso. La conversione del cuore è la più bella vittoria sull'influenza di Satana, contro la quale il Sacramento della Riconciliazione ha una importanza assolutamente centrale perché nel mistero della Redenzione Dio ci ha liberato dal peccato, e ci dona, quando siamo caduti, di ritrovare la Sua amicizia.
I Sacramenti hanno invero una priorità sui sacramentali, categoria nella quale sono annoverati gli esorcismi, che sono richiesti dalla Chiesa ma in ordine non prioritario. Se non si considera questa impostazione, sussiste il rischio di turbare i fedeli. Non si può considerare l'esorcismo come l'unica difesa contro l'azione del demonio, ma un mezzo spirituale necessario, dove si è constatato l'esistenza di specifici casi di possessione diabolica.
Sembra che i possessi siano più numerosi nei Paesi pagani, dove il Vangelo non è stato diffuso e dove sono più diffuse le pratiche magiche. Altrove un elemento culturale permane là dove i cristiani conservano una tendenza ad indulgere a vecchie forme di superstizione. Inoltre occorre considerare che presunti casi di possessione possono essere spiegati dalla medicina attuale e dalla psichiatria e che la soluzione a determinati fenomeni può consistere in una buona cura psichiatrica.
Allorché si manifesti nella pratica un caso difficile, bisogna prendere contatto con uno psicologo e un esorcista; è consigliabile avvalersi di psichiatri di formazione cattolica.
Al Pontificio Ateneo "Regina Apostolorum" è stato istituito recentemente un corso su queste tematiche.

Su di esse appare opportuna una formazione adeguata nei Seminari, in una dimensione di equilibrio e di saggezza, evitando eccessi e forzature.

Cardinale Georges Cottier, O.P. Pro-teologo della Casa Pontificia


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