martedì 12 novembre 2013

« Siamo servi inutili »

Io che prima ero un villano fuggiasco e senza istruzione, io che «non so prevedere l'avvenire» (Qo 1,12 Vulg.), so tuttavia una cosa con certezza: «Prima di essere umiliato» (Sal 118,67) ero come un sasso che giaceva nel fango profondo. Ma è venuto colui che è «l'onnipotente» (Lc 1,49) e nella sua misericordia mi ha preso; mi ha sollevato proprio in alto e mi ha collocato sulla cima del muro. Per questo dovrei alzare la voce a squarciagola, per rendere qualcosa al Signore per i suoi benefici quaggiù e nell'eternità, benefici così grandi da non poter essere contati dallo spirito umano.

Siate dunque nell'ammirazione, «piccoli e grandi che temete Dio» (Ap 19,5); e voi signori e parolai, ascoltate e esaminate attentamente. Chi ha suscitato me, l'insensato, tra coloro che sono considerati saggi, esperti nella legge, «potenti in parole» (Lc 24,19) e in ogni cosa? Chi ha ispirato me più degli altri, me la feccia di questo mondo, perché, «con riverenza e timore» (Eb 12,28)..., io facessi lealmente del bene al popolo verso il quale l'amore di Cristo mi ha portato, al quale mi ha dato, perché, se ne sono degno, io li servissi tutta la mia vita con umiltà e verità?

Per questo, «secondo la misura della mia fede» (Rm 12,6) nella Trinità, devo riconoscere e... proclamare il dono di Dio e la sua «consolazione eterna» (2 Ts 2,16). Devo diffondere il nome di Dio in ogni luogo, senza timore, con fiducia, affinché, anche dopo la mia morte, io lasci un'eredità ai miei fratelli e ai miei figli, a tante migliaia di uomini che ho battezzati nel Signore.

San Patrizio (circa 385-circa 461)



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