martedì 9 ottobre 2018

È tornato alla casa del Padre, Monsignor Giovanni Barbareschi


È tornato alla casa del Padre, Monsignor Giovanni Barbareschi, mi mancheranno i suoi insegnamenti e le sue esortazioni ma sono certa che lui, giusto fra i giusti, è finalmente sereno.
Riposa in pace.

Diceva di se stesso: 

“Mi illumina la certezza che non mi sto avvicinando alla fine, ma all'eterno.
Per questo non voglio mascherare la vecchiaia incalzante simulando una giovinezza che non c'è più. Accettando la mia vecchiaia ho perso l'astio nei riguardi della vita che scivola di mano e l'invidia per coloro che hanno ancora una vita piena, efficiente, produttiva.
Vorrei essere saggio, irradiante, non aggredire la realtà per dominarla, ma lasciare che essa si riveli a me nella sua totalità e nel suo mistero. Saggezza è qualcosa di diverso da una intelligenza più o meno acuta, da una cultura più o meno vasta. Saggezza è ciò che ti nasce dentro quando l'assoluto e l'eterno penetrano nella tua coscienza individuale e gettano un fascio di luce su quel fatto, su quell'avvenimento, su quella persona ... e ogni giorno constato e verifico: vedo un po' meno chiaramente, sento un po' meno distintamente, ma capisco un po' di più. E capire è pienezza, è dolore, è amore, è gioia.”







4 ottobre 2018, è morto Mons. Dr. Giovanni Barbareschi

Il 4 ottobre 2018, è morto Mons. Dr. Giovanni Barbareschi
Nato a Milano l’11/2//1922
Ordinato sacerdote a Gorizia il 13/8/1944
Licenza in Teologia nel 1944
Laurea in Diritto Canonico nel 1948
Prelato d’Onore dal 1994
– Dal 1954 al 1986 Insegnante di religione nelle scuole medie superiori
– Dal 1957 al 1965 Assistente della Fuci maschile di Milano
– Dal 1965 al 1987 Direttore della Casa alpina “Alpe Motta”
– Dal 1981 Giudice del Tribunale Ecclesiastico Regionale Lombardo
– Dal 1986 Residente a Milano – S. Marco
– Dal 1986 al 1995 Presidente dell’Istituto per il Sostentamento del clero della Diocesi di Milano
– Dal 1992 al 2000 Membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione “Giuseppe Lazzati”
– Dal 1995 al 2011 Collaboratore del V.E.S. per la Formazione permanente del clero
– Dal 1997 al 2000 Membro del Consiglio di Amministrazione delle Scuole Cardinal Ferrari

Il suo nome resta legato alla stagione della lotta partigiana, quando a Milano, nella casa dove viveva con la madre, stampava documenti falsi per chi cercava di fuggire alla caccia di nazisti e fascisti. 
Fu uno dei fondatori del giornale clandestino Il ribelle, pubblicato tra il 1943 e il 1945. Quando il regime fascista mise fuorilegge il movimento degli scout di cui faceva parte da ragazzo, organizzò insieme ad altri un gruppo segreto, le Aquile randagie, che ogni domenica si dava appuntamento alla Loggia dei Mercanti. 
Dopo l’armistizio, nel 43, con quel gruppo diede vita a Oscar, organizzazione con la quale fu attivamente impegnato a nascondere ebrei e partigiani aiutandoli spesso a fuggire in Svizzera.
Proprio per aver salvato la vita a molti ebrei, Israele lo ha riconosciuto come uno dei “Giusti tra i giusti”, la più importante onorificenza a coloro che hanno salvato vite di ebrei perseguitati dai nazisti e dai fascisti. 
Nel 1944, non ancora ordinato sacerdote, incaricato dal cardinale Schuster, diede la benedizione alle salme di 15 partigiani fucilati in Piazzale Loreto il 10 agosto di quell’anno. Celebrò la sua prima messa il 15 agosto: nella stessa notte fu arrestato dai tedeschi mentre si stava preparando per accompagnare in Svizzera alcuni ebrei fuggitivi. 
Restò in prigione fino a quando il Cardinale non ne ottenne la liberazione. 
Quando in seguito si presentò a lui, Schuster si inginocchiò e gli disse: «Così la Chiesa primitiva onorava i suoi martiri. Ti hanno fatto molto male gli Alemanni?».







giovedì 12 aprile 2018

Da Joseph Ratzinger-Peter Seewald, "Dio e il mondo. Essere cristiani nel nuovo millennio", San Paolo 2001


Ecco, in proposito, quanto affermava il Card. Ratzinger già nel 2001: “C’è bisogno  come minimo di una nuova consapevolezza liturgica che sottragga spazio alla tendenza a operare sulla liturgia come se fosse oggetto della nostra abilità manipolatoria.
Siamo giunti al punto che dei gruppi liturgici imbastiscono da se stessi la liturgia domenicale.
Il risultato è certamente il frutto dell’inventiva di un pugno di persone abili e capaci. 
Ma in questo modo viene meno il luogo in cui mi si fa incontro il totalmente Altro, in cui il sacro ci offre se stesso in dono; ciò in cui mi imbatto è solo l’abilità di un pugno di persone. E allora ci si accorge che non è quello che si sta cercando.
E’ troppo poco e insieme qualcosa di diverso. 
La cosa più importante oggi è riacquistare il rispetto della liturgia e la consapevolezza della sua non manipolabilità.
Reimparare a riconoscerla nel suo essere una creatura vivente che cresce e che ci è stata donata, per il cui tramite noi prendiamo parte alla liturgia celeste. Rinunciare a cercare in essa la propria autorealizzazione per vedervi invece un dono. 
Questa, credo è la prima cosa: sconfiggere la tentazione di un fare dispotico, che concepisce la liturgia come oggetto di proprietà dell’uomo, e risvegliare il senso interiore del sacro”

card. Joseph Ratzinger-Peter Seewald
Da: “Dio e il mondo, essere cristiani nel nuovomillenio”, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2001


Buona giornata a tutti. :-)