domenica 15 giugno 2014

Questa domenica, la domenica della Trinità - Paolo Curtaz

Di Dio, spesso, ci facciamo un’idea terribile.
Un’idea che scaturisce dal profondo, che mette insieme le nostre paure, il senso di smarrimento che portiamo nel cuore quando affrontiamo le piccole o grandi difficoltà, che rimanda al mistero della vita: perché esistiamo? Chi lo ha deciso? Perché?
Un’idea che, purtroppo, a volte deve fare i conti con i troppi cattolici che rovinano l’immagine di Dio, che ne parlano male, che lo descrivono come un preside iracondo, un vigile intransigente, un despota lunatico ed imprevedibile da tenere a bada.
Che brutta idea abbiamo di Dio!
Un Dio che lascia morire di fame i bambini, che non ferma le guerre, che fa ammalare di cancro una giovane madre… Un Dio che non risolve i tanti problemi degli uomini, che li lascia annegare nel mare di difficoltà della nostra contemporaneità.
Un Dio da temere, non da amare.
Un Dio incomprensibile.
E anche chi crede di non credere si è fatto un’idea di Dio. E proprio perché è un’immagine orribile che, spesso, decide di non credere. Meglio sperare che non ci sia nessuno, piuttosto che avere un Dio assetato di sangue.
Esagero?
No, fidatevi. La più difficile conversione da compiere è proprio quella che ci fa passare dal dio piccino che portiamo nel cuore al Dio grandioso che ci rivela la Bibbia.
E non basta essere cattolici devoti per credere nel vero Dio.
Ci voleva una domenica di riflessione da dedicare al volto di Dio che Gesù ci ha raccontato.
Questa domenica, la domenica della Trinità.
Mosè
Ci vuole del tempo per fuggire l’immagine demoniaca di Dio che portiamo nell’intimo. E Israele ha fatto questo percorso purificando la propria fede attraverso l’esperienza. Il Dio dei padri non era come quello dei popoli vicini, era migliore. Poi, con l’Esodo, avviene una svolta determinante: il Dio dei padri interviene, agisce, si racconta, stipula un patto, un’alleanza, un matrimonio con questo popolo di sbandati.
Non ci sono altre divinità, gli altri sono solo idoli.
Nella Bibbia troviamo traccia di questa evoluzione: Dio vhiene inizialmente chiamato come Elohim (il Signore) o El Shaddaj (il dio delle altezze) fino alla rivelazione del suo volto, Adonai (Io sono colui che ti è presente).
Un Dio che interviene fisicamente per liberare il suo popolo, che lo educa, dopo averlo fatto uscire dall’Egitto.
Un Dio che ha a cuore il bene dell’uomo, che gli rivela le dieci parole perché possa vivere.
Nel bellissimo brano di oggi troviamo l’incontro fra Dio e Mosè.
È il racconto della consegna delle parole, che troviamo almeno due volte nell’Esodo. Prima di consegnare le parole, Dio si presenta: è il fedele, il misericordioso, il pietoso, lento all’ira e ricco di grazia. I nostri liturgisti, teneri, hanno cancellato il versetto in cui si dice “che punisce le colpe dei padri nei figli fino alla terza generazione”.
Orribile traduzione: Poqèd non è punire, ma verificare (Da qui deriva paquid, il funzionario): il patto può essere trasgredito senza che lo si annulli: se i padri trasgrediscono, si verificheranno i figli, per dar loro una nuova possibilità, per vedere se esiste un’ennesima opportunità di redenzione.
Paolo
Paolo, scrivendo ai Corinti, testimonia la progressiva comprensione del mistero di Gesù che le prime comunità stanno compiendo.
Gesù non è soltanto un grande profeta, e nemmeno solo il messia, egli è il Figlio stesso di Dio. E, essendo il Figlio, svela chi è Dio in profondità, un mistero di comunione, un Padre/Madre che ama un figlio e questo amore si personifica nello Spirito Santo.
La Trinità non è un’inutile complicazione inventata dai primi cristiani (nel paese più monoteista della Storia, complimenti!), ma la progressiva comprensione di una grande verità.
Dio è famiglia, festa, comunicazione, comunione, danza.
Ed questa unione senza confusione è talmente realizzata, che noi, guardando da fuori, vediamo un unico Dio.
Gesù
Gesù conosce bene il Padre, perché lui e il Padre sono una cosa sola.
Non è vendicativo, Dio, vuole la nostra salvezza più di quanto noi stessi la vogliamo. Non vuole condannare il mondo, ma redimerlo! Dio ama il mondo che noi a volte disprezziamo (che sciocchi!).
Noi
Siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio.
L’immagine c’è già, la somiglianza la dobbiamo creare giorno per giorno, guardando a Dio ed imitandolo.
Un Dio misericordioso che offre possibilità.
Un Dio comunione che ci rivela che l’egoismo contraddice la nostra natura profonda.
Un Dio che desidera e opera la salvezza per ogni uomo, senza distinguere amici e nemici.
Un Dio così bello che ci rende veri.
Paolo Curtaz

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