giovedì 26 marzo 2015

CYCLVS REDEMPTIONIS PRÆPARATIO IMMEDIATA: TEMPVS PASSIONIS FERIA TERTIA PASSIONIS

Statio ad Sanctum Cyriacum (hodie ad Sanctam Mariam in Via Lata).

† Sequentia sancti Euangelii secundum Ioannem (VII, 1-13). In illo tempore: Ambulabat Iesus in Galilæam, non enim uolebat in Iudæam ambulare, quia quærebant eum Iudæi interficere. Erat autem in proximo dies festus Iudæorum, Scenopegia. Dixerunt autem ad eum fratres eius: Transi hinc, et uade in Iudæam, ut et discipuli tui uideant opera tua, quæ facis. Nemo quippe in occulto quid facit, et quærit ipse in palam esse: si hæc facis, manifesta teipsum mundo. Neque enim fratres eius credebant in eum. Dicit ergo eis Iesus: Tempus meum nondum aduenit: tempus autem uestrum semper est paratum. Non potest mundus odisse vos: me autem odit: quia ego testimonium perhibeo de illo, quod opera eius mala sunt. Vos ascendite ad diem festum hunc, ego autem non ascendo ad diem festum istum: quia meum tempus nondum impletum est. Hæc cum dixisset, ipse mansit in Galilæa. Vt autem ascenderunt fratres eius, tunc et ipse ascendit ad diem festum non manifeste, sed quasi in occulto. Iudæi ergo quærebant eum in die festo, et dicebant: Vbi est ille? Et murmur multum erat in turba de eo. Quidam enim dicebant: Quia bonus est. Alii autem dicebant: Non, sed seducit turbas. Nemo tamen palam loquebatur de illo, propter metum Iudæorum.



SANTA MARIA IN VIA LATA, RIONE IX PIGNA

Questa celebre ed antica chiesa di s. Maria in Via Lata fu diaconia cardinalizia, prese e ritiene il nome dalla celebre via su cui venne eretta. Difatti, con questo nome si trova nel libro pontificale di Benedetto III, in Leone III ed in Niccolò I; dove anzi si dice che le acque del fiume si sparsero per la via Lata ed entrarono nella basilica della Vergine che è quivi "quae ibidem est." Cencio Camerario dice che aveva sedici denari di presbiterio. L' Anonimo ed il Signorili la pongono accanto a s. Lorenzo della Pigna.

Il Bruzio osi riepiloga la storia della chiesa:

"Sotto Alessandro VII fu quasi del tutto rovinata, si crede che qui s. Pietro facesse un piccolo oratorio (sic) dove celebrava i ss. misteri, dove pure s. Paolo habitò due ani continui. Dicono anche fosse edificata l' anno 706 da Teolatto marito di Teodora sorella d' Alberico senatore di Roma, altri la dicono eretta da Sergio I. Sembra certo essere stata un' antica stazione apostolica dove poi l' anno 700 il papa Sergio volle edificare una memoria alla b. Vergine riponendo sotto l' altare il corpo di s. Agapito martire costituendola diaconia. Quest' oratorio fu anche detto dei ss. Paolo e Luca. L' anno 1408, raffreddata la divozion, apparve la s. Vergine ad un cappellano e fece molti miracoli.

"Leone X l' arricchì di molte reliquie che furono trovate in tempo d' Innocenzo VIII, allorchè fu distrutta la prima fabbrica ove si ritrovò nell' urna dell' altar maggiore una schedola in cui si diceva che Leone IX avea riportato quelle reliquie l' anno 1049 in tempo di Enrico VI. Eugenio IV unì al clero secolare che l' ufficiava sotto la giurisdizione d' un priore il vicino monastero delle monache di s. Ciriaco l' anno 1433 con tutte le rendite, con bolla dei 19 marzo, che si cv nell' archivio capitolare della chiesa. Nicola V successore d' Eugenio trasferì altrove le monache restate del detto monastero e consolidando le loro entrate e di un' altra vicina chiesa di s. Nicola in s. Maria in via Lata istituì nove canonicati ed un priorato; come testifica Callisto III successore d detto Nicolò. L' anno 1491 la chiesa fu di nuovo fabbricata d' ordine d' Innocenzo VIII; havea 700 anime nei limiti della sua parrocchia."


(notizia tratta dalla pregevolissima opera “Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX” di Mariano Armellini, pubblicata dalla Tipografia Vaticana nel 1891).




giovedì 5 marzo 2015

Il pentimento

Tutti noi abbiamo bisogno di pentimento ma il pentimento non è soltanto andare da un sacerdote a confessarsi. Dobbiamo innanzitutto liberarci dall'ossessione dei pensieri. Durante la nostra vita sicuramente cadremo in fallo molte volte e per questo è assolutamente necessario rivelare tutto [in Confessione] a un sacerdote che diventerà così testimone del nostro pentimento.

Il pentimento è il rinnovamento della vita: significa che dobbiamo liberarci di tutti i nostri tratti negativi e orientarci verso il bene assoluto poiché nessun peccato è imperdonabile tranne quello di impenitenza.
Si versano lacrime per rabbia, per un'offesa subita, per la perdita di una persona cara. E si piange anche quando la coscienza ci ricorda di aver commesso dei peccati.

Quando un uomo si rende conto di vivere nel peccato allora egli piange. Questo pianto è un atto di grazia, un dono offerto da Dio a un'anima pentita affinché essa possa ritrovar sollievo, quasi come se quelle lacrime in qualche modo "lavassero via" le macchie e la polvere dei peccati commessi. Quando una persona realizza di aver mancato, gradualmente si libera dalle preoccupazioni di questo mondo e dal proprio egoismo riponendo tutte le sue inquietudini nelle mani del Signore. E proprio nel momento in cui l'anima è umiliata si entra in uno stato di grazia.

La preghiera richiede una vita priva di pensieri e, come dicono i Santi Padri, anche la minima apprensione sconvolge la nostra supplica. Come il più piccolo granello di polvere può offuscare la nostra visione così anche una minima preoccupazione può farci pregare male: solamente quando siamo uniti con il Signore la nostra anima è in pace e la grazia discende su di noi.
Una persona in stato di grazia è pronta a piangere per chiunque: essa geme quando vede la sofferenza di un suo simile così come di un animale o di una pianta. 

Questo è un dono del Signore, un individuo così è sempre pronto a versare lacrime per il mondo intero e il solo motivo di un tal modo di essere è la presenza in lui della grazia di Dio. Le sue sono lacrime di salvezza e portano l'anima alla perfezione. Quest'ultima però non è raggiungibile preoccupandosi delle cose di questo mondo. Il Signore ha detto di non farci carico delle preoccupazioni mondane: sovente uomini che non avevano mai conosciuto Dio hanno trovato una fede molto più forte di quelli che sostenevano di essere stati devoti per tutta la vita. Chi non ha mai incontrato Dio, infatti, nel momento in cui ritorna in sé e comincia a pregare il Signore non finge che il proprio passato non sia mai esistito e parimenti prende consapevolezza dell'esistenza di Chi lo ha aiutato a trovare la luce alla fine del tunnel.

Tutti noi continuamente pecchiamo, scivoliamo e cadiamo poiché in realtà siamo vittime delle trappole tese dai demoni. I Santi e i Padri ci dicono sempre: "È importante alzarsi subito dopo una caduta e continuare a camminare verso Dio". Non importa se incespichiamo anche molte volte al giorno: dobbiamo sempre e comunque rialzarci e procedere verso il Nostro Signore senza guardare indietro. Ciò che è stato è stato e fa ormai parte del passato: quel che conta è andare sempre avanti e sempre continuare a chiedere aiuto a Dio.

Il ricordo di un peccato precedentemente commesso non deve indurci a considerarlo come non rimesso: esso è soltanto un avvertimento che ci viene dato per non diventare orgogliosi e nel contempo un monito a non peccare nuovamente. Dio perdona, sempre! Spesso siamo noi, a causa del nostro orgoglio, a non saperci perdonare... 

Un segno evidente della remissione di un peccato è il fatto che esso non venga più ripetuto. E questo ci dona pace. 

È anche importante il modo in cui si trascorrono gli ultimi anni della nostra esistenza: una vita gradita a Dio nella vecchiaia cancella le macchie e i peccati della gioventù.

Tadej di Vitovnica (1914-2003).



mercoledì 4 marzo 2015

PRIMA MENSIS FERIA QVARTA IN HONOREM CASTISSIMI CORDIS SANCTI IOSEPH

Cor Ioseph Castissimum, familiam meam contra malum et periculum omnem protege atque defende. Gratias et virtutes eiusdem Castissimi tui Cordis super humanum generem effunde. Ô sancte Ioseph, sincere ego tibi me committo. Animam meam et corpus meum tibi devoveo, atque cor meum et totam vitam meam. Ô sancte Ioseph, devotionem erga Sacratissimum Cor Iesu et Immaculatum Cor Mariæ tuere. Castissimi tui Cor gratiis Satanæ consilia confringe. Sanctam benedic totam Ecclesiam et Romanum Pontificem, antistites quoque et sacerdotes totius orbis terrarum. Peramanter et fiducialiter nosmetipsos, nunc et semper Castissimo tuo Cordi commitimus. Noli precem hanc nostran despicere sed propitius exaudi. Amen.