giovedì 22 novembre 2012

Il credo dei chiamati (San Paolo)


- Noi crediamo che Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto (cfr. Ef 1,4).
- Noi crediamo che quelli che Egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo (Rm 8,29).
- Noi crediamo che Dio ci ha scelti fin dal seno materno, ci ha chiamati con la sua grazia e si compiace di rivelare a noi suo Figlio, perché lo annunziamo (Gal 1,15-16).
- Noi crediamo che Dio ha scelto ciò che è debole per confondere i forti, affinché la nostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio (1Cor 1,27).
- Noi crediamo che a ciascuno Dio ha dato una manifestazione dello Spirito per l'utilità comune (1Cor 12).
- Noi crediamo di doverci comportare in maniera degna della vocazione che abbiamo ricevuto: con tutta umiltà, mansuetudine e pazienza, cercando di crescere in ogni cosa verso di Lui (Ef 4,1-2).
- Noi crediamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno (Rm 8,28).
- Noi crediamo a colui che in tutto ha potere di fare molto di più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la sua potenza che già opera in noi (Ef 3,20).
- Noi crediamo che colui che ha iniziato in noi quest'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù, perché colui che ci ha chiamati è fedele (Fil 1,6; 1Ts 5,24).


 

 

 

 

mercoledì 21 novembre 2012

Raimond Diocrè


Ed ecco un altro fatto sconvolgente, avvenuto alla presenza di migliaia di testimoni ed esaminato in tutti i particolari dai dottissimi Bollandisti.
 
 
 
Era morto a Parigi il professore della Sorbona, Raimond Diocré.
Nella Chiesa di Nòtre Dame si svolgevano i solenni funerali. Oltre a molti semplici fedeli, vi parteciparono numerosi professori e discepoli del defunto.
La salma era collocata nel mezzo della navata centrale, coperta, secondo l'uso di quel tempo, da un semplice velo.
Cominciate le esequie, allorché il sacerdote disse le parole del rito: "Rispondimi: quante iniquità e peccati hai...?", si udì una voce sepolcrale uscire da sotto il velo funebre: "Per giusto giudizio di Dio sono stato accusato!".
Fu tolto subito il drappo mortuario, ma si trovò il defunto immobile e freddo.
La funzione, improvvisamente interrotta, fu subito ripresa fra il turbamento generale.
Poco dopo, il cadavere si alzò davanti a tutti e gridò con voce ancora più forte di prima: "Per giusto giudizio di Dio sono stato giudicato!".
Lo spavento dei presenti giunse al colmo.
Alcuni medici si avvicinarono al defunto, ripiombato nella sua immobilità, e constatarono che era veramente morto.
Non si ebbe però il coraggio, per quel giorno, di continuare il funerale e si rimandò al domani. Intanto, le autorità ecclesiastiche non sapevano che cosa decidere.
Alcuni dicevano: "E' dannato; non è degno delle preghiere della Chiesa!".
Altri osservavano: "Non si può essere sicuri che Diocré sia dannato!
Ha detto di essere stato accusato e giudicato, ma non condannato".
Anche il Vescovo fu di questo parere. II giorno seguente fu ripetuto l'ufficio funebre, ma giunti alla stessa frase prevista dal rito, “Rispondimi...”, il cadavere si alzò nuovamente da sotto il velo funebre e gridò: "Per giusto giudizio di Dio sono stato condannato all'inferno per sempre!".
Davanti a questa terribile testimonianza, cessarono i funerali e si decise di non seppellire il cadavere nel cimitero comune. Il prodigio era evidentissimo e molti si convertirono.
Tra i presenti c'era un certo Bruno, discepolo e ammiratore del Diocré; era già un buon cristiano, ma in quell'occasione prese la ferma decisione di lasciare le attrattive del mondo e di darsi alla penitenza. Altri seguirono il suo esempio.
Bruno fondò l'Ordine eremitico dei Certosini. In seguito morì da Santo. Chi va oggi a Serra San Bruno, in Calabria, può visitare il monastero fatto costruire dal Santo, ove sono sepolti, tra gli altri, non pochi uomini illustri che hanno lasciato tutto per dedicarsi interamente alla preghiera, al lavoro, all'aspra penitenza e al più rigoroso silenzio.
II mondo potrà giudicare pazzi costoro, ma in realtà sono sapienti; seguendo le orme del fondatore, al pensiero dell'inferno, infatti, perseverano nella vita di mortificazione per guadagnarsi il Paradiso.
 

Nato in Germania nel 1030 e vissuto poi tra il suo Paese, la Francia e l'Italia, dove morì nel 1101, Bruno o Brunone, professore di teologia e filosofia, sceglie ben presto la strada della vita eremitica. Trova così sei compagni che la pensano come lui e il vescovo Ugo di Grenoble li aiuta a stabilirsi in una località selvaggia detta «chartusia» (chartreuse in francese). Lì si costruiscono un ambiente per la preghiera comune, e sette baracche dove ciascuno vive pregando e lavorando: una vita da eremiti, con momenti comunitari. Quando Bruno insegnava a Reims, uno dei suoi allievi era il benedettino Oddone di Châtillon. Nel 1090 se lo ritrova papa col nome di Urbano II, che lo sceglie come consigliere. Ottiene da lui riconoscimento e autonomia per il monastero fondato presso Grenoble, poi noto come Grande Chartreuse. In Calabria nella Foresta della Torre (ora in provincia di Vibo Valentia) fonda una nuova comunità. Più tardi, a poca distanza, costruirà un altro monastero per la vita comunitaria. È il luogo accanto al quale sorgeranno poi le prime case dell'attuale Serra San Bruno. (Avvenire)
 

 

martedì 20 novembre 2012

E’ giusto che la Caritas paghi l’IMU per la casa dei papà “poveri e separati”?

In via Jommelli a Milano, la Caritas ospita alcuni papà separati in situazioni di indigenza.

Si chiama Aus,  acronimo di Assistenza uomini separati, ed è un progetto della Caritas ambrosiana per cercare di rispondere al bisogno di alcuni di quei  50 mila padri separati nel milanese che, secondo le stime, si trovano in una situazione di indigenza.  

Sono italiani in difficoltà economiche e da qualche anno sono stati identificati come “nuovi poveri”.
Aus offre loro alloggio in un appartamento di  110 metri quadrati in via Jacomelli, zona città studi: per quest’appartamento, don Carlo, parroco della chiesa di San Luca proprietaria dell’immobile, ha pagato l’Imu già da quest’anno. Mentre il governo ha appena confermato che partiti, associazioni e Chiesa pagheranno la tassa per le attività commerciali, don Luca spiega che «la curia ambrosiana ha deciso di pagare l’Imu già quest’anno, anche se la situazione era ancora incerta e in via d’evoluzione.

Ogni anno, per Aus paghiamo all’incirca 600 euro. L’immobile è stato dato in comodato d’uso gratuito alla Caritas. Se Caritas ambrosiana fosse proprietaria sarebbe esente dalla tassa, idem se come parrocchia non cedessimo l’immobile in comodato ma lo tenessimo per noi: ma così, sebbene il fine è chiaramente assistenziale, la tassa va pagata».

Don Carlo ha comunque deciso che l’immobile di via Jacomelli resterà ancora in uso alla Caritas.

La parrocchia, invece, ha avuti problemi con i locali dell’oratorio, molto più ampi, e che comprendono anche le aule del catechismo. «Questi locali – spiega don Carlo – erano stati dati sempre in comodato d’uso anche a due associazioni sportive, che li usavano al di fuori delle attività dell’oratorio.

Si tratta di un’associazione di ping pong, creata da volontari, e di una di karate dedicata ai bambini.

Le due associazioni mi davano una donazione volontaria di 500 euro all’anno: però di Imu la parrocchia ha dovuto pagare per questi spazi 5 mila euro.

Così, le due associazioni non hanno rinnovato il contratto per l’anno prossimo: usando gli spazi solo per l’oratorio e il catechismo, trattandosi di attività parrocchiali di evangelizzazione, non pagheremo così tanto».

Don Carlo spiega che con la tassazione ad essere colpite potrebbero essere non le attività commerciali, ma tutte quelle associazioni che fino ad oggi si sono appoggiate alle parrocchie quasi gratuitamente, per offrire servizi di volontariato o semi-gratuiti:  «Con il comodato d’uso, eventuali esenzioni valgono solo per l’uso esclusivo del proprietario».

L’esperienza dell’appartamento di via Jacomelli, («La casa dei papà» la chiama don Carlo) è iniziata nel 2010, grazie alla disponibilità della parrocchia e con il finanziamento di Fondazione Ubibanca, che ha permesso la ristrutturazione dell’appartamento e l’acquisto d’arredo. Dentro l’appartamento ci sono due camere con cinque posti letto, una cucina e un salotto, che gli ospiti possono usare liberamente.

Racconta Alessandro Pezzoni, responsabile del progetto in Caritas ambrosiana che «gli ospiti preparano i pasti, generalmente cenano insieme, e si organizzano in turni per fare le pulizie.

Possono invitare i loro figli, previo accordo con un’educatrice, presente nella casa ogni giorno per qualche ora.

Quest’estate si è chiusa la prima esperienza di ospitalità: ora il progetto Aus ripartirà con nuove regole, come una permanenza massima di otto mesi e un contributo minimo alle spese».

La scelta si è resa necessaria per garantire il più possibile un turn over, e quindi una risposta, ad un numero enorme di richieste.

Aus è una goccia nel mare: «Nella prima fase di accoglienza c’è capito di ospitare persone senza lavoro o con lavori troppo saltuari, e i tempi di accoglienza si allungavano moltissimo. Era prevista infatti ospitalità da sei mesi ad un anno, il rischio è stato che diventasse invece permanente.

 I 7 ospiti di questi due anni sono stati tutti italiani. Si tratta di uomini ultraquarantenni, che avevano però grossi problemi lavorativi, con difficoltà ad inserirsi. Qualcuno, una volta uscito da via Jacomelli, è dovuto andare nei dormitori. È emerso che queste persone presentavano situazioni familiari fragili e la mancanza di una rete che consentisse di reggere l’evento della separazione o dell’inoccupazione. È emersa anche la difficoltà psicologica, nel rimettersi in moto per cercare un lavoro o ricostruirsi una vita. Era molto difficile per loro rialzarsi»


Novembre 16, 2012

Fonte: Tempi.it