mercoledì 19 novembre 2008

Ultime dal Consiglio Pastorale - 18 novembre 2008

Il Consiglio Pastorale si è riunito lo scorso 18 novembre. Nel corso della seduta il parroco ha annunziato che anche nella nostra parrocchia si è iniziato l'uso del nuovo Lezionario Ambrosiano. C'è stato un primo incontro con Mons. Manganini lo scorso 21 ottobre che ne ha fatto conoscere l'iter di preparazione e le caratteristiche. Venerdì 14 novembre è stato presentato a tutte le voci guida e lettori di San Pio V. Decisamente positiva è stata l'esperienza della Messa per gruppi celebrata alle ore 21.00 del primo venerdì del mese, seguita da un semplice rinfresco. La prossima celebrazione avverrà venerdì 12 dicembre e sarà preparata dal gruppo liturgico. Il consiglio approva all'unanimità il progetto ZeroSix. Progetto partito l'anno scorso, su indicazione della lettera pastorale del Cardinale Tettamanzi. Si rivolge a tutte le famiglie con  bimbi da zero a sei anni che hanno ricevuto il battesimo, intendendo per famiglie anche le mamme e i papà soli o separati. Il gruppo accoglie anche coppie di genitori non ancora sposate, desiderose di conoscere la fede e di percorrere il cammino cristiano. Il progetto consiste in incontri suddivisi indicativamente in due parti. Una prima parte in cui un esperto o alcuni genitori del gruppo propongono l'argomento del giorno in una forma accattivante, stimolante e all'occasione anche provocatoria, fornendo spunti per la discussione; nella seconda parte i genitori presenti possono condividere le esperienze e gli spunti di riflessione e dialogare tra loro agevolati da un mediatore. Tutti gli incontri sono vissuti alla luce Vangelo. Il prossimo incontro è fissato per l'11 gennaio 2009 e avrà come tema "Lasciate che i bambini vengano a me". Il progetto ZeroSix entra a far parte integrante della  pastorale familiare di San Pio V. Il Consiglio prende atto del buon avvio e del gradimento dei parrocchiani nei confronti del progetto Ludoteca, "Pomeriggi in compagnia", ogni pomeriggio dalle 16 alle 18 la saletta Zerosix, è aperta alle mamme, ai papà, ai nonni con i loro bambini da zero a sei anni che possono giocare e stare insieme, utilizzzando i giochi e gli spazi dedicati, seguendo semplici regole di buona educazione che invitano al rispetto dei giochi e degli ambienti. Si prende atto che in alcune giornate, soprattutto quelle di pioggia, la saletta risulta un pò piccola e  sarebbe necesario poter disporre di un altro locale soprattutto per i bambini più piccoli. Il Consiglio prende atto che nel progetto Ludoteca in collaborazione con l'associazione A.G.P.D. Onlus (Associazione Genitori e Persone con Sindrome di Down Onlus) sono proposti, ogni lunedì mattina presso la saletta ZeroSix, laboratori ludico-esperienziali per bambini con sindrome di down, insieme a quelli del gruppo ZeroSix, guidati dalla psicomotricista Daniela Jann. Per ultimo il Consiglio ascolta l'esperienza di coppie del Gruppo battesimi. Si tratta di coppie che, da quattro anni, incontrano i genitori dei bambini che chiedono il battesimo. Si tratta di tre incontri, in orari concordati. Si prende atto che nella nostra parrocchia si effettuano circa 80/90 battesimi all'anno, numero che risulta numericamente inferiore rispetto ad altre parrocchie. Si rileva che occorre ampliare il numero di coppie volontarie e che occorre organizzare corsi di formazione per la preprazione agli incontri che avvengono per la maggior parte con coppie non sposate in chiesa che chiedono il battesimo come scelta. La Commissione famiglia si riunirà insieme al Gruppo battesimi per dare vita ad un progetto dettagliato che sarà poi presentato al Consiglio pastorale. In modo che, anche gli incontri pre-battesimo,entrino a far parte della Pastorale Familiare di San Pio V.

giovedì 30 ottobre 2008

FIORI NELLA POLVERE

Come mi ero ripromesso tre anni fa (vedi il libro “ Il volo dell’Ippogrifo”) sono ritornato nelle Filippine, in compagnia della famiglia che frequento nella nostra parrocchia, per ritrovare i loro parenti e gli amici conosciuti nel precedente soggiorno.



È un’esperienza forte visitare un paese straniero, soprattutto quando si prende contatto con i residenti, si soggiorna nelle loro case, condividendo la vita di semplici contadini che vivono circondati dalla foresta equatoriale, lontani da quella che noi definiamo la civiltà moderna delle grandi metropoli.
Mi soffermo a descrivere brevemente qualche quadretto della mia permanenza di un mese nel paesino di Brooke’s Point nel sud dell’isola di Palawan.
Lo spettacolo della cordigliera montuosa tutta rivestita di vegetazione che attraversa per il lungo tutta l’isola è semplicemente affascinante, come lo sono i verdi campi di riso e le piantagioni di palma da cocco. Ma ad animare il paesaggio che mi si offre dalla terrazza della casa nella quale sono ospite sono varie casupole, sparse lungo la strada sterrata che si inoltra nella foresta verso le montagne, sulle cui pendici vivono famiglie di contadini, nelle loro piccole abitazioni fatte di bambù e di foglie di banano intrecciate.
Il suono di fondo è prodotto dagli animali da cortile: galli, galline, capre, mucche e anatre, ma ciò che vivacizza maggiormente l’atmosfera è il vociare dei bambini che, quando sono liberi dalla scuola, si cimentano nei giochi più fantasiosi, come rincorrere un vecchio copertone d’auto o un pallone mezzo sgonfio.
Un famoso film del 1941, interpretato dall’attrice Green Garson, ricostruisce la vicenda di una donna di nome Edna Gardney che dedicò la sua vita, dopo la morte del marito, ad accogliere in un istituto da lei fondato i poveri orfani, che lei chiamava fiori nella polvere e tale è il titolo del film.
È appunto di uno di questi “ fiori nella polvere “ che vi voglio parlare.
Si tratta di un orfano, adottato dai parenti della famiglia di cui sono ospite e che abitano nella casa vicina.
Il suo nome è Balong, un ragazzino undici anni, magro come tutti i bimbi che vivono nella foresta anche se non emaciato, col suo caschetto di capelli neri e due occhioni, ugualmente neri che si aprono in un viso contratto a metà tra tristezza e preoccupazione.
L’ho avvicinato per medicargli una piccola abrasione sulla guancia quando mi sono accorto che sul petto, all’altezza dell’avambraccio aveva un’ampia ustione di 3° grado, col tessuto connettivale esposto attraverso il quale si intravedevano le fibre del muscolo pettorale. Il tutto era parzialmente coperto da una maglietta sporca e mezza straccia.
Non potendolo portare ad un pronto soccorso l’ho medicato con la cassetta di medicazione che avevo con me. Ed ecco ripetersi il racconto evangelico del “ buon samaritano “, riportato nel capitolo X° di Luca, che si china a medicare le ferite del viandante percosso.
I miei occhi si incontrano con lo sguardo penetrante del ragazzo, che, abituato alle prove ed alle sofferenze, non piange e non si lamenta neanche quando gli lavo la ferita con l’alcool isopropilico e la cospargo di aureomicina. Nei giorni successivi ho continuato regolarmente a medicarlo con apposite garze ed antibiotici fornitimi dal locale presidio ospedaliero. Ogni volta faticavo a vedermi calato nei panni del buon samaritano, come fossi un attore alle prime armi che fatica ad interpretare un personaggio; dall’altra parte c’era quel ragazzo che forse si chiedeva ch’io veramente fossi.
Forse un giorno quando sentirà nella chiesa cattolica proclamare quella pagina di Vangelo penserà a me, mentr’io continuerò sempre a sentirmi inferiore ed inadeguato rispetto non solo a quel Samaritano, ma tanto più ai santi sociali che la Chiesa eleva agli onori degli altari.
Sono certo però che in quei momenti Gesù era presente, come lo è durante l’Eucaristia che si celebra ogni giorno nelle chiese e che si rende presente nelle strade e nelle case della nostra Milano quando qualcuno di noi, cari fratelli e sorelle in Cristo, sappiamo fermare la nostra attenzione sulle povertà e sui bisogni del nostro prossimo, bianco o nero di carnagione, cristiano o no, ma comunque figlio di Dio.
Auguro a ciascuno di voi di fare personalmente o nell’ambito dei gruppi di cui si compone la Caritas parrocchiale questa essenziale esperienza di vita; infatti il futuro nostro e dell’intera umanità non dipende dal vocabolo sicurezza, ma dalla solidarietà cristiana.
                           Walter Covini

venerdì 10 ottobre 2008

Canzo

Sabato 13 settembre il parroco, Don Simone, Don Giovanni, il diacono Francesco, diverse suore e parte dei parrocchiani si sono trasferiti in treno a Canzo e poi la salita a piedi sino alla chiesetta di San Miro al Monte. Mentre gli alberi si flettevano per il vigore della pioggia e del vento sferzanti, la salita al monte è stata accompagnata dalla recita del Santo Rosario. Nonostante gli ombrelli, le mantelle, i cappellini, non si è salvato nulla di asciutto. Alcuni volontari, con le auto, hanno fatto la spola accompagnando le persone più anziane sino al Santuario.
Il pranzo, in grande allegria, è stato comunitario, nella canonica. Ci aspettava una pastasciutta, buona e calda, pane e salame con formaggio, alla fine uva. Nel pomeriggio, in Chiesa, abbiamo ascoltato le riflessioni di don Giovanni che avevano per tema: “Le condizioni necessarie perché una comunità sia cristiana, secondo gli insegnamenti del Vangelo di Matteo”. Un’occasione per meditare sul nostro cammino di Chiesa. L’esperienza è stata, unica, forte e coinvolgente. Bello vedere che il tempo inclemente non ha spinto nessuno a desistere. Un’esperienza sicuramente da riproporre per il prossimo anno, e sarebbe ancor più bello fare una grande festa di inizio anno pastorale tutti insieme nessuno escluso!
                                                                 Stefania Paraluppi