venerdì 16 marzo 2007

Cos’è il commercio equo-solidale

Il commercio equo è una forma di attività commerciale, nella quale l'obiettivo primario non è la massimizzazione del profitto, bensì la lotta allo sfruttamento e alla povertà legate a cause economiche o politiche o sociali.
I due grandi obiettivi del commercio equo e solidale sono:
1) pagare ai produttori del terzo mondo il giusto prezzo per il loro lavoro, eliminando intermediari e sfruttatori, e portandoli a diretto contatto con i consumatori, attraverso cooperative, associazioni e centrali di importazione del commercio alternativo;
2) promuovere la cultura della solidarietà e della giustizia in Europa, attraverso un uso quotidiano consapevole delle risorse del pianeta.
I principi
• Acquistare i prodotti direttamente dalle cooperative di contadini, agricoltori, artigiani, tessitori ecc.
• Garantire per l'acquisto dei prodotti un prezzo adeguato deciso insieme con i medesimi produttori in base ai costi reali di produzione, includendo un margine per gli investimenti in progetti sociali autogestiti.
• Favorire l'acquisto delle materie prime attraverso il pagamento anticipato delle merci.
• Aiutare i produttori a sviluppare e migliorare le proprie tecniche di produzione nel rispetto delle tradizioni locali.
• Stipulare accordi a lungo termine.
I protagonisti
I PRODUTTORI
Artigiani e contadini dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina, ecc organizzati in associazioni o cooperative. Sono circa 1.000.000 persone in 50 diversi paesi. E’ vietata ogni forma di sfruttamento compreso l’uso di manodopera minorile.
LE CENTRALI DI IMPORTAZIONE
Sono circa 100 in tutto il mondo e curano i rapporti con i produttori, l'importazione e la diffusione dei prodotti alle botteghe del mondo o agli altri canali di vendita. In Italia abbiamo CTM/ALTROMERCATO che è la più grossa centrale, poi ne esistono altre 7: Commercio Alternativo, Liberomondo, Equoland, Ravinala, Equomercato, Ram, Roba Dell'altromondo.
LE BOTTEGHE DEL MONDO
Sono gli ultimi distributori, curano il rapporto con il consumatore e perciò, oltre al rapporto commerciale si occupano di sensibilizzazione, informazione e promozione culturale. In Italia, i punti vendita che trattano prodotti solidali sono 5100. Le persone coinvolte tra dipendenti, volontari, soci e cooperative, sono 60 mila.
I CONSUM"ATTORI"
Hanno un ruolo fondamentale nella catena del commercio, e a maggior ragione del commercio equo e solidale. Essi scelgono di acquistare un prodotto equo, il che comporta un'azione etica e di giustizia. Più che semplici consumatori, è più corretto definirli consum”attori".
I MARCHI DI GARANZIA
Organizzazioni che hanno il compito di controllare e certificare che il lavoro svolto dai produttori sia secondo i criteri del commercio equo e solidale.
L`AMBIENTE
La manifattura dei prodotti avviene utilizzando materie prime locali e rinnovabili. Il consumo energetico per affrontare la produzione ed il trasporto delle materie finite viene attentamente valutato sotto il profilo ambientale. Vengono innanzitutto promosse le lavorazioni che rispettano la cultura locale e che utilizzano tecnologie appropriate ai paesi di produzione. Nell'ambito delle culture agricole sono preferite quelle di tipo organico-biologico, nel rispetto dell'ambiente e dei consumatori.

lunedì 5 febbraio 2007

SCOUT

Lo scautismo è un metodo educativo ideato da Lord Robert Baden-Powell agli inizi del secolo (1907) con il semplice, ma sconvolgente intento di togliere i ragazzi dalla strada offrendo loro la possibilità, attraverso la scoperta dei propri talenti, di autoeducarsi, diventando così buoni cittadini in grado di saper guidare da sé "la propria canoa".
Un progetto di crescita per ragazzi e ragazze dagli 8 ai 21 anni per "imparare facendo" diventando autonomi, capaci di vivere meglio con gli altri e per gli altri.
Questo possiamo definirlo il punto di partenza di un movimento che, con il passare dei tempo, si è diffuso in tutto il mondo (ad oggi solo in 6 paesi non è presente lo scoutismo perché “vietato”) coinvolgendo nella proposta bambini, fanciulli, ragazzi accompagnati in questo cammino dal loro capi.
Il capo, dalla stessa definizione di B.P., è un fratello maggiore che non cammina dietro al ragazzo sul sentiero della sua crescita e neppure lo precede, ma semplicemente gli sta al fianco con l'impegno di condividere con lui un tratto del proprio cammino: adulti e ragazzi che vivono insieme lo stesso gioco che porta tutti a crescere.
Come già accennato lo scautismo impegna il ragazzo in prima persona nella scoperta della proprie doti, lo aiuta a svilupparle e a misurarsi con esse, con l'unico intento di saperle poi, al momento opportuno, metterle a disposizione degli altri, dell'amico, della famiglia, della società, della comunità.
Baden-Powell usava spesso ripetere che due sono i grandi libri che un ragazzo deve saper conoscere: il libro della natura e il libro della Bibbia.
La natura è l'irrinunciabile ambiente in cui lo scout sviluppa il proprio carattere.
Natura è sinonimo di semplicità, essenzialità, rispetto e amore verso il creato, saper "gustare" la vita nei suoi aspetti più semplici e saper scoprire la parte migliore di ogni esperienza.
Il camminare sul sentiero con lo zaino in spalla non è la "moda" che tanti seguono, ma è una delle avventure proposte dal metodo scout: un’occasione per il ragazzo per saper stringere i denti e superare i propri limiti, per gustare quanto di meraviglioso la natura ha da offrirci, per saper rimanere solo con se stesso per riflettere o pregare, per saper aspettare il compagno in difficoltà o saper dire "ho bisogno di te", per saper condividere l'acqua della borraccia e sperimentare, passo dopo passo, cosa vuoi dire "comunità".
La Bibbia, l'ascolto della Parola, sono l'irrinunciabile confronto che il metodo propone al ragazzo, e ancor più coscientemente al capo come adulto educatore e testimone della Speranza di Cristo Risorto.
Con questo bagaglio di impegno e responsabilità i gruppi scout inseriti nelle diverse comunità locali, con il proprio metodo educativo, fanno parte di quelle associazioni educative che hanno l'intento di preparare buoni cittadini e buoni cristiani per il domani.
• LA STRUTTURA DI UN GRUPPO SCOUT
Per educare un giovane di 20 anni servono evidentemente strumenti, linguaggi, metodi diversi da quelli utilizzati per crescere un bambino di 8 anni o un ragazzo di 15: il cammino di formazione di ognuno, nella proposta scout, è stato quindi diviso in 3 branche che “parlino” in maniera specifica alle differenti età.
Si comincia dal branco (8-11 anni), per poi passare in reparto (12-16), e infine nella branca rover e scolte, a sua volta divisa in noviziato (un anno importante dove ci si stacca dal gruppo per iniziare un cammino più individuale) e clan (18-21).
Il cammino porta alla Partenza: il momento di testimoniare davanti alla comunità con cui si è camminato fino a quel momento le proprie scelte e continuare poi a camminare da solo nella vita come appunto buon cristiano e buon cittadino.

lunedì 15 gennaio 2007

Progetto Formica



Il progetto Formica ha preso il nome da Giovanni Formica, uomo che ha potuto, dopo una vita agitata e difficile, conoscere la serenità grazie alla vicinanza e alla relazione col prossimo.
E’ nato dall’intuizione relativa alla solitudine, come madre di tutti i mali, riscontrata nel quartiere e precisamente nelle case popolari, dove vive un’alta percentuale di anziani soli.
Inizialmente l’obiettivo prefissato era il visitare le persone più sole per aiutarle a relazionarsi e ad abbattere barriere di paure, incomprensioni, costruite attraverso anni di solitudine. Infatti, nonostante la presenza di parenti, la maggior parte di loro versa in stati di profonda indigenza.
Ci siamo poi resi conto della necessità di essere presenti in modo capillare e costante, sviluppatasi col tempo in un affiancamento sia nella quotidianità ( visite mediche, aiuto nella spesa, compilazione di documenti, ecc.), sia nella condivisione di momenti di vita vissuta (ricordo del compleanno, feste comunitarie, passeggiate, ecc.).
Prepariamo incontri soprattutto in occasione di ricorrenze religiose, con degustazione di dolci fatti in casa, nei locali dell’associazione L. Berardi .
Tutti gli abitanti del quartiere sono avvisati da locandine poste nelle portinerie.
Sempre alla sede della stessa associazione ci ritroviamo per incontri di ginnastica senza età ad indirizzo psicomotorio, guidati da un competente professionista, una volta la settimana (il venerdì mattina).
E’un momento di aggregazione importante, dove la cura del corpo e la gioia dei piccoli successi fisici alleviano la paura di invecchiare da soli.
Altra occasione di comunione è costituita dai soggiorni estivi in località collinari.
Tra i piccoli gruppi di partecipanti si genera un’atmosfera di familiarità che sa di antico e che rasserena gli spiriti.
La condivisione del saluto al mattino, della colazione in compagnia e le passeggiate nella natura aiuta ciascuno a sentirsi partecipe della vita dell’altro; rientrando in città si ha la consapevolezza di poter continuare questa relazione costruita nella conoscenza reciproca.
Organizziamo nel mese di maggio, mese dedicato a Maria, i rosari nei cortili; per permettere anche alle persone più sofferenti e disabili di godere di momenti di comunione e partecipazione alla vita comunitaria.
Siamo inoltre accanto a loro per aiutarli a riscoprire la gioia di organizzare saltuariamente incontri nei loro appartamenti, dove, degustando un tè in compagnia, si raccontano ricordando episodi legati al loro passato.
Il nostro desiderio è quello di riscoprire la genuina felicità del ritrovarsi per riuscire a guardare alla persona andando oltre gli abbrutimenti causati da anni di fatiche e di difficoltà, nella certezza che esiste la possibilità di VIVERE e non solo di SOPRAVVIVERE !
Non siamo un’associazione ONLUS con statuto proprio, ma unicamente un gruppo di persone conosciutesi in parrocchia , con gli stessi desideri operativi e avendo come referente l’amica Mirella che, per prima, con l’intuizione di don Luciano, ha fatto si che questo sogno diventasse una splendida realta’.
Mirella e i volontari del progetto Formica