venerdì 1 settembre 2006

Il Progetto Formica saluta don Luciano

Ringraziamo don Luciano per averci guidato a porre attenzione al bisogno di relazione degli anziani e persone sole del territorio, per aiutarli a vincere la solitudine, causa prima di tutti i mali. La sua dolcezza e la sua disponibilità verso gli anziani e volontari sono state il valore aggiunto di questo progetto d'amore, che spinge a cercare attraverso gli occhi nuovi, il volto di Gesù in ogni persona che ci circonda, trasformando così un semplice punto di appoggio in dono di carità e condivisione sia per chi dà sia per chi riceve. Il Progetto Formica si è dunque sviluppato in una duplice direzione: di sollievo per chi ha bisogno, tramite gli incontri tra volontari e anziani, e di crescita spirituale grazie all'esempio diretto di don Luciano, esempio per tutti noi.
Mirella e i volontari

Don Luciano saluta San Pio V

10 anni di vita è proprio una bella fetta di esistenza, tutto il decennio dei 30, fino agli....anta!!!! Avrei voluto fermarmi a raccogliere qualche perla da ogni anno passato, ma sarebbe troppo lungo. Spero di riuscire a farlo più avanti: fermarsi con calma a contemplare il cammino fatto anche grazie a tutti voi, ritengo sia molto importante. Ma per questo saluto decido di tornare ad un brano di Vangelo che mi ha sempre commosso fin dal giorno in cui l'ho commentato nel cortile del mio oratorio di Rho 16 anni fa, lo abbiamo ascoltato in queste domeniche estive:
"Gesù attraversa il lago con i discepoli stanchi ma contenti, carichi di situazioni da raccontare dopo la prima esperienza di annuncio. Cercano un posto per riposare un pò. Sulla riva una folla lo attende: Gesù si commuove (i discepoli forse un pò meno): pecore senza pastore. Dona anzitutto una Parola che raduna dalla dispersione e poi mostra possibile un miracolo da noi sempre così cinicamente negato: il nostro limite può non deprimerci, schiacciarci, farci paura..."abbiamo cinque pani e due pesci, ma cosa è questo per tanta gente?"
Sedetevi in gruppetti.
Prendete il vostro nulla.
Ringraziate.
Spezzate...
Questo è ciò che ha stupito e commosso me. Mi ha liberato (un pò almeno) dalla paura di ciò che non sono, di ciò che non ho....Questa è la Parola, non mia, che vorrei lasciarvi. Essa ha guidato, ispirato, corretto, giudicato il mio agire. I limiti, le oscurità, i difetti....di ciascuno, sui quali si scatena la provata arte del giudizio reciproco, dell'esclusione, del pettegolezzo, che rende amara e deludente la relazione umana fino alla chiusura e al cinismo, sono anche il luogo di una verità che può essere fatta senza paura: Il problema non sono i 5000 pani che mi mancano, ma come imparo a guardare ai 5 pani che ho: ringrazio e spezzo e non temo di dire che ho bisogno degli altri e smaschero l'inganno del farcela da solo e del bastare a me stesso. Quante persone ho visto risorgere da questo annuncio. Di questo ringrazio Dio per il ministero e offro a Lui ancora questa povera pasta d'uomo con la quale, inaudito, può fare grandi cose, E ringrazio in particolare don Giorgio, don Giuseppe, don Gianni, don Stefano che hanno condiviso con me questo ministero. Ma anche tutti coloro che dando ascolto a questa parola e praticandola, come dice Gesù, ho sentito come fratelli, sorelle e madri.
Buon cammino alla comunità di San Pio con l'invito a credere sempre nell'azione dello Spirito come scriveva il card. Martini:
"Lo Spirito c'è, anche oggi,
come al tempo di Gesù e degli apostoli:
c'è e sta operando,
arriva prima di noi, lavora più di noi
e meglio di noi; a noi non tocca
nè seminarlo nè svegliarlo,
ma anzitutto rionoscerlo,
accoglierlo, assecondarlo,
fargli strada, andargli dietro.
C'è e non si è mai perso d'animo rispetto al nostro tempo; al contrario sorride, danza, penetra, investe, avvolge, arriva anche là dove mai avremmo immaginato.
Con affetto
don Luciano

mercoledì 23 agosto 2006

Ciao Don Luciano


Ciao Don Luciano,
Sembra ieri, era il 1996 che davamo il nostro arrivederci a don Paolo e il nostro benvenuto a don Luciano. Per l’avvenimento, avevamo distribuito un segnalibro tutto colorato che in molti si erano fatti autografare dai due sacerdoti.Con il 1° settembre 2006 daremo il nostro arrivederci a don Luciano e daremo il nostro benvenuto a don Giovanni.Sono passati 10 anni, volati via in un soffio.I ricordi… gli avvenimenti… si accavallano nella mente, alcuni belli, altri un po’ meno.Mi piace ricordare, e condividere con chi ci legge, il ricordo di una notte. Ero catechista di un gruppo di adolescenti che avevano appena ricevuto il Sacramento della Cresima e che avevano deciso di proseguire il loro cammino verso la Professione di Fede. Per consolidare la loro decisione i ragazzi avrebbero dovuto trascorrere la notte in parrocchia in preghiera e meditazione (nella realtà tutto si sarebbe risolto in chiacchere e risate sino all’alba). Con i genitori si era pensato di organizzare una cena nel salone al primo piano, poi ad un momento di preghiera nel campo sportivo e poi di farli dormire in palestra utilizzando i materassini della ginnastica. Invece…. all’ultimo momento….don Luciano propose di passare la notte a Fornovo di Parma, alloggiati nella casa delle suore. E… a dimostrazione che “chi vuole può” in pochi minuti si organizzarono le macchine con alcuni genitori disponibili come autisti. Arrivati a Fornovo subito dopo la cena al sacco in condivisione, in una notte splendente di stelle ma freddissima, con un vento che penetrava nelle ossa, Don Luciano bravo studioso degli astri, ci condusse in una lunga passeggiata lungo il fiume, a raccontarci delle stelle e a indicarle con il loro nome, una per una. Era la notte della Passione di Nostro Signore. Al rientro ci fermammo nel prato delle suore dove c’erano le statue delle via Crucis con qualche panca di pietra. C’eravamo portati il Vangelo e i lumini per ogni ragazzo. I ragazzi e le ragazze si accomodarono ognuno come voleva.. chi seduto sulla panchina di pietra, chi disteso sull’erba umida, ognuno a leggere pagine della Passione alla luce tremolante dei lumini. Un’emozione incredibile. Adolescenti in silenzio! Consapevoli della bellezza, dell’unicità dell’esperienza che stavano vivendo. Passata la mezzanotte, nella cappella delle Suore, si diede inizio alla “cerimonia dei profumi”. Mettemmo del profumo in un vassoio di metallo e gli demmo fuoco. L’ aroma di sparse per tutta la cappella e lì ognuno raccontò le proprie emozioni.
Difficile dormire quella notte.